Breve Biografia

Nonostante le successive vicissitudini, pare proprio che i miei genitori fossero innamorati. Come spesso accade, hanno deciso di sposarsi. Dal mio punto di vista, un’ottima scelta.

Così, in un inverno degli anni ’70, sono stato concepito. Uno spermatozoo di mio padre è arrivato ad un ovulo di mia madre. Prima degli altri è riuscito ad entrare, due nuclei si sono fusi e, zac, almeno in potenza io c’ero.

Poi le cellule si sono moltiplicate ed un bel giorno ero un embrione bello che pronto. Non conosco le circostanze in cui mia madre si rese conto di aspettarmi. Pare che lei fosse felice immediatamente, mentre mio padre fosse preso un po’alla sprovvista. Comunque, la versione è unanime che i mesi successivi furono particolarmente felici.

Di mio, crescevo e, pian piano, diventavo bambino.

Alla fine è venuto il tempo di nascere. Pare sia stato facile, ma, come in tutti i casi, non sarà stata un’operazione facile nè per la madre nè per il bimbo (anche se quello che si preoccupa di più è il papà).

ConcepimentoImmagino di aver avuto freddo e di essere stato spaesato là fuori. Però c’era la solita mamma che avevo conosciuto da dentro, e questo mi deve aver consolato. Poi c’era il latte che era una nuova esperienza piacevole.

Sono passati i mesi, guardavo il mondo dalla carrozzina. Ovviamente non ricordo nulla ma mi diverto ad illudermi che la luce della primavera che mi piace tanto sia il ricordo delle prime passeggiate.

Pare che poco dopo iniziassi a ridere. Mi piaceva molto ridere, a quanto narrano genitori e foto.

Erano gli anni ’70, come dicevo, e non me ne accorgevo tanto. Da quel che ho capito, la puericultura non era proprio come quella di oggi. Comunque, mi ricordo le mele grattugiate che non sono ancora passate di moda. Mi sembra che ci fossero meno colori di oggi, meno cose, soprattutto a rivedere certi cappottini da intervento umanitario che invece si compravano con grande soddisfazione. I giochi forse erano meno belli, ma ne avevo tanti, non meno dei bambini di adesso.

Mi ricordo, un po’più grande, l’arrivo dell’altra creatura in famiglia, evento insieme gioioso e sconvolgente per il mio mondo ordinato di genitori e nonni. Ma poi siamo andati prevalentemente d’accordo. Anzi.

Pare che pensassi molto. Di sicuro mi piaceva parlare, parlare e parlare. Leggevo i libri, ma passavo anche le ore a giocare. Le amicizie, di cui ora restano pochi brandelli di ricordo, dovevano essere importanti ed intense, in un mondo che, fino a cinque anni, era in larga parte incomprensibile. Le cose succedevano in un susseguirsi un po’privo di logica. Forse anche perchè ai bambini si dice poco dei piani dei grandi.

Se ripenso alle scuole, materna e media, sembra veramente di parlare dal secolo scorso. Maestre in camicioni neri o, al massimo, verdi o azzurri, abituate ad essere riverite; alunni con grembiuli blu ed alunne in bianco col fiocco. Avevo però dei grandi amici, anche se purtroppo i miei non andavano d’accordo. La famiglia, con tutte le difficoltà ed il litigare, restava unita ed era in qualche modo un orizzonte di speranza e libertà rispetto ad una scuola che proprio libera e gioiosa non era.

GoldrakePoi ci sono state le medie, meno protettive delle precedenti, ma anche più libere. All’inizio sono andato in confusione; sperimentavo compagnie diverse, diverse da quelle “bene”. Poi mi sono messo in riga, ma intanto esplodeva la capacità di leggere, sapere, ragionare e ho incontrato, fortunatamente, amici con cui condividerla. Era l’epoca, siamo negli anni ’80, dei primi Commodore, dal VIC20 al 64.

Il mondo scorreva intorno a me, ero certo della protezione offerta dalla mia famiglia. Immagino che il benessere, in quegli anni, era un po’di tutti. Nei viaggi all’estero noi italiani non ci sentivamo da meno. Si iniziava a pensare alle ragazze, prima molto teoricamente, poi più a livello concreto.

Di fondo, mio padre e mia madre non riuscivano a pacificarsi, anche per via del contributo poco positivo dei nonni. Si perdevano un bel pezzo di vita e di crescita dei figli; qualcuno glielo diceva, ma non è facile ascoltare in quei frangenti.

Alle superiori ho voluto fare il bastian contrario. Nuovi compagni, nuovo tutto. Complessivamente, una gran delusione da cui non sono stato capace di uscire, cambiando scuola o ribellandomi allo studio. E’difficilissimo formulare i propri desideri almeno fino a vent’anni. Insegnanti incapaci ed una classe in cui non c’era quanto cercavo. E’rimasta qualche amicizia ed un po’di cose le ho imparate. Ho iniziato a praticare uno sport che mi appassionava e fatto qualche altra esperienza rilevante.

Tra tutti gli insegnanti, troppo presi dai loro problemi, troppo ignoranti o indifferenti, o semplicemente non all’altezza di una classe di adolescenti, qualche figura si è impressa. Un professore mi è rimasto in mente come esempio di rigore e aspirazione al meglio. Me lo insegnava anche mio padre, ma lui ha aggiunto, in un’interrogazione, la sensazione che esiste un meglio rispetto al mediocre. E’morto giovane e mi dispiace molto.

All’università. Mi sono rotolato nell’incertezza per mesi e mesi, tra mille ipotesi e desideri. Sogni. Alla fine, ho scelto bene, ma un po’in ritardo. Ne ho avuto una sede universitaria valida didatticamente, ma noiosa per molti altri versi. Di amicizie, anche se oggi sembrano quasi tutte svaporate, invece, ne ho avute di belle.

Eravamo tutti proiettati verso un domani che ci faceva più paura che entusiasmo. A tanti tornare a casa finiti gli studi sembrava un passo duro ma inevitabile; io non ne avevo alcuna intenzione. Invece, ho studiato ancora. Cercavo quello che mi piaceva, che mi piaceva in teoria, ma anche in pratica. La lotta era all’ultimo sangue perchè doveva piacermi quello che avevo deciso. Non mi ascoltavo tanto.

C’era sempre lo sport, non agonistico, ma per me fonte inesauribile di divertimento. C’era la sfida di imparare e di capire cose nuove (capivo poco, studiavo male, ma in qualche modo me la cavavo).

Poi pian piano ho osato. Ho deciso una strada professionale, quella che volevo, e mi sono trovato su un’altra; ne sono molto felice.

Ma prima di questo ho inziato a fare quello che mi andava. Le famose follie della gioventù. Dal punto di vista lavorativo, un vero disastro. In se stesse, neanche positive, con momenti davvero duri. Uscivo però dalla solitudine rispetto agli altri e anche rispetto a me stesso. Di passo in passo.

Mi sono innamorato, dopo aver avuto relazioni, senza nessuna colpa di alcuni, in cui non c’ero con il cuore. Perchè non c’ero con me stesso.

MeetingUna vita frenetica, folle, irresponsabile in cui c’era questa storia. La storia è finita male, anzi malisssimo. Mi sono curato le ferite perchè mi sembrava di aver perso il meglio che potessi avere. Ero stato riamato, ma poi era finita.

Mi scoppiava la testa. Mi parlavo, mi parlavo, mi parlavo. Lentamente sono stato meglio. Prima avevo iniziato a fare della psicoterapia che forse mi ha aiutato, ma mica tanto. Insomma è iniziata una nuova relazione, ero meno preso ma stavo bene.

Poco prima dell’estate, mi si presentò l’occasione di frequentare un corso di un percorso di cui mi avevano parlato in passato. Lo trovai interessante; ne frequentai altri. Ci venne anche mio padre e mi resi conto di quanta distanza c’era stata tra me e lui. Iniziò una riscoperta dell’uomo che mi aveva generato.

Intanto l’altra relazione era finita e incontrai una ragazza, molto carina, timida e ribelle, che mi piacque subito. In tre giorni, decisi che, per parte mia, sarebbe diventata mia moglie.

Fortunatamente anche lei, alla fine, è stata d’accordo.

2 risposte a “Breve Biografia

  1. Biondino

    Ho letto la supposta autobiografia. Mi sembra un capolavoro di reticenza, di omissis, di silenzi: tanto valeva cancellare la pagina e scriverci più semplicemente: “fatti miei”.

  2. @Biondino: scusa, ma “supposta” in che senso? La biografia ricrea epoche e momenti della mia vita, non vuole certo essere la storia dettagliata della mia vita (che peraltro non metterei su Internet). Poi ognuno libero di scriversi la biografia come vuole, credo.
    S&P

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