Il dott. Giuseppe Luigi Palma (psicologi italiani) e il senso dell’appartenenza

Mio padre oggi a Milano? Proverebbe lo stesso disagio di allora. Rappresentato da una consapevolezza: il lavoro chiamato a fare solo nell’interesse del Paese, non gli porterebbe la solidarietà della collettività

Umberto Ambrosoli a proposito del padre Giorgio

Seguo il filo del post precedente. Mi interessa esplorare perché, nella nostra società, possono accadere tante cose ingiuste, i roghi mediatici, la solitudine di chi si espone, e così via, su scale magari incomparabilmente diverse. La mia teoria, per nulla originale, è che, accanto a poche persone che si comportano davvero male, i più permettono questi comportamenti, pur avendo l’autorità di impedirli.

Prendo un esempio recente.

Raffaella Di Marzio è una studiosa di movimenti settari e di psicologia della religione, il cui lavoro seguo da qualche tempo. Circa un anno fa, a causa di un’ipotesi di studio evidentemente sgradita, la Di Marzio fu oggetto di una campagna di denigrazione presso i colleghi del campo da parte di una psicologa iscritta all’Ordine Professionale (la Di Marzio, facendo ricerca, non è iscritta all’Ordine), a mezzo di un’e-mail. Nella mail , si affermava tra l’altro che, secondo il Presidente dell’Ordine degli Psicologi, la Di Marzio faceva abuso di professione. Il danno subito dalla Di Marzio per via di questa mail è superiore a quanto immediatamente si immagina.

La Di Marzio ha dunque chiesto chiarimenti al Presidente dell’Ordine, il quale ha smentito per iscritto di aver mai detto quanto riportato nella mail denigratoria. Il dott. Palma non è però poi intervenuto presso l’autrice del messaggio per ottenere una rettifica a tutela sia sua che della Di Marzio. Al contrario, come la Di Marzio ha reso pubblica la lettera del Presidente, per riabilitarsi anche davanti ai colleghi, il dott. Palma ha pensato bene di diffidare la Di Marzio con un fantomatico (dicono alcuni legali) richiamo alla normativa sulla privacy.

Non ci avrà pensato di certo il dott. Palma, ma al profano il messaggio sembra essere: denigrate pure i non iscritti all’Ordine, tiratemi pure in ballo per danneggiarli, tanto al massimo vi smentisco in privato. Sicuramente non intendeva questo, ma tant’è.

Si tratta di una vicenda in cui dal dott. Palma ci si aspettava altro profilo: c’è in ballo il ricorso al sensazionalismo di alcuni media da parte di una psicologa, la denuncia della stessa alla magistratura di colleghi, la riproposizione di teorie, quelle della Singer, smentite da scienza, tribunali e rigettate praticamente da tutti. C’è il metodo scientifico accettato, l’osservazione sul campo proposta dalla Di Marzio contro la mancanza di un metodo scientifico, di uno studio. Insomma, una situazione in cui, almeno da fuori, sembrava che bisognasse guardare un po’oltre la casacca.

Per me, se i fatti riferiti sono corretti, sono queste quelle cose che vengono fatte senza neanche pensarci e rendono meno sana la nostra società.

Ritorno all’inizio per ricitare Umberto Ambosoli “nessuno ha mai potuto dire: Ambrosoli era uno dei nostri“. Purtroppo, in Italia, sembra vigere ancora la legge dei “nostri”.

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10 commenti

Archiviato in Arkeon, Società

10 risposte a “Il dott. Giuseppe Luigi Palma (psicologi italiani) e il senso dell’appartenenza

  1. Fabia

    Me ne ero accorta ! Spesso, come e abituata a parlare (penserete) apertamente e da anni su sogetti pr me normali, guai, si impara molto scambiando i uni tra i altri. I primi anni, sono stata sbalodita di quante cose mi sentivo rispondere “sht, non parlare, qusto no, questo, si!”
    Fui scioccata di quanti “segreti” e quante limiti, conversazionali ci sono qui, come in Sud America (a volte). I disse solo, che non capivo del perchè di tante messe basse ed ipocrisie…..dicevo a volte che mi sembrava essere ritornata “nel XVI° Secolo “, per modo di dire.
    Fabia

  2. @Fabia: hai ragione, purtroppo, in Italia è così. Speriamo di riuscire a cambiarla almeno un pochino.
    Ciao
    S&P

  3. La tua teoria è talmente semplice da essere disarmante… e la verità è disarmante! Ciao e buona settimana!

  4. Hai ragione,
    ci sono persone che si comportano male e persone che avallano nel silenzio questi comportamenti.
    Se tutti concorressero al bene comune, forse la realtà sarebbe diversa.
    Come Italia in questo dobbiamo ancora crescere molto.
    un abbraccio
    terry

  5. Fabia

    Si, è vero, amo l’Italia,dove vivo e quando ascolto e lego il coraggio delle persone !Fuori da diatribe innutili oggi, e voglia di costruire insieme. Come sto notando nel mio Paese, da chi appogiamo.
    Fabia

  6. @Fabia: sono d’accordo, un po’di speranza c’è.
    Ciao
    S&P

  7. @ Terry: grazie della visita. Credo che anche nelle questioni che segui tu spesso sono le piccole indifferenze a permettere pian piano i grandi danni. Purtroppo non è solo l’Italia.
    Un abbraccio
    S&P

  8. @ Paolo: buona settimana anche a te. E’una verità banale, lo so, ma anch’io me ne dimentico, a volte.
    Ciao
    S&P

  9. E questi nostri, chissà perché, ci piacciono sempre troppo poco!

  10. Riprendo lo spunto di don Luca (“e questi nostri ci piacciono sempre troppo poco”) per aggiungere una riflessione, facevdo un piccolo salto indietro.

    Ricordo come fosse ieri il momento in cui seppi della strage di Capaci: ero a casa di un amico e guardavamo un film assieme. La madre entrò, turbata, a dirci l’avvenuto. Lui – giovane di valore impagnato nella sinistra giovanile e quindi attento alle cose della politica – disse “adesso sappiamo che non era lui il corvo” (per chi non lo ricorda, a quel tempo il tribuale di Palermo era attraversato dai veleni di lettere anonime di screditamento del tribunale firmate dal “corvo” e i nemici di Falcone, autori delle lettere, ne davano a lui la colpa per screditare anche lui). Io trasalii. Intravvidi una pochezza inimmaginata, MORALE, di chi non si era mai speso a capire le cose e a vagliarle ma aspettava il giudizio degli eventi. Non della storia, che è cosa nobile anche se va attesa a lungo, bensì degli eventi che sono cosa pratica e rapida quanto sommaria.
    Immagino che nel suo non appartenere a nessuna “famiglia” Ambrosoli avesse molte persone ostili, molte che non capivano il suo essere terzo, molti che si chiedessero “ma questo dove vuole arrivare, chi si crede di essere?” …senza mai chiedersi chi fosse davvero, cosa faceva, dove stava la verità.
    Dico questo perchè rivedo la storia nei fatti della DiMarzio che S&P racconta, così simili ai fatti che hanno travolto le famiglie di Arkeon. Con nessun giornale pronto a fare un’inchiesta fino a che non c’è il sangue o l’errore giudiziario, perchè troppo rischioso prendere una posizione prima, ma tutti pronti a rilanciare comunicati stampa di cronaca locale senza alcuna verifica o approfondimento.

    Tutto questo per dire – con molta amarezza – che forse non è che questi nostri ci piacciono troppo poco…è solo che ci rompono (..). Senza azzardare paragoni sui protagonisti, la gente amava Gesù, lo aveva accolto pochi giorni prima con le palme…ma al nocciolo ha chiesto (e a gran voce) Barabba.

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