Hanno tagliato gli alberi

Come tanti alberi in questa stagione avevano le gemme pronte a sbocciare. Date le dimensioni, ci avevano messo presumibilmente una ventina d’anni a raggiungere la grandezza di pochi giorni fa. Vent’anni di faticosa crescita tra lo smog delle auto di una via trafficata e con le radici sotto uno spesso strato di asfalto. Vent’anni in cui hanno offerto un po’di verde in una città grigia, un ombroso ristoro nei mesi estivi, un rifugio per i nidi degli uccellini che rallegrano i bambini di passaggio.

Ne hanno fatto fuori una ventina, scavando in profondità, in modo che oggi, e sono passati tre giorni, si fa fatica persino a ricordare.

Sicuramente un viale fresco e alberato diventerà un inferno di caldo: è lavoro ordinario per l’amministrazione del luogo in cui vivo, sempre solerte, indipendentemente dal colore politico (forse è colpa dei burocrati?), a rendere il luogo più inospitale, perfino con l’imbecillità di mettere l’asfalto sotto le aiuole in modo che nulla possa crescervi.

L’atteggiamento che la nostra società ha verso gli alberi, a partire dagli ulivi secolari pugliesi trasferiti nelle rotonde dei comuni più a nord, mi lascia sconsolato.

Gli alberi, così grandi e anche così indifesi, sono il risultato della fatica e della costanza, sono per noi un segno tangibile del diventare da seme forza e presenza, dell’importanza e grandezza dell’essere, oltre che del fare. Abbiamo, credo, noi esseri umani, sempre tagliato gli alberi, ma, in passato, con una silenziosa consapevolezza di cosa facevamo (non sempre, d’accordo, ma certi alberi centinari non ci sarebbero se i nostri antenati non avessero avuto rispetto).

Gli alberi, nel confronto, ci mettono in contatto con la sensazione di quanto velocemente scorriamo, e con chi viene prima e dopo di noi. Ci fanno sentire piccoli: piantare una quercia, una farnia, è un progetto di anima, non certo di piacere o soddisfazione, sentimenti che non sarebbero a portata né nostra né dei nostri figli, tanto è diversa la scala temporale.

Ma ormai gli alberi sono cose, che si spostano e si buttano. Lo spazio in cui viviamo, in cui viviamo la nostra esistenza individuale, in cui crescono i nostri figli, è merce per guadagni facili e per l’espressione della ormai dilagante politica dell’illusionismo.

L’insegnamento passato ai bambini, che agli alberi si affezionano naturalmente, è appunto che gli alberi sono cose che si spostano o buttano a secondo del capriccio, o che sono opzionali rispetto a chissà quali funzionalità urban. Sospetto che un qualche legame ci sia se viene fuori poi che la nostra cultura è disposta a trattare quasi nello stesso modo anche le persone.

Penso che le cose non andranno che a peggiorare, perché diventiamo a livello nazionale più poveri e più gretti. E la macchina economico-burocratico-politica è sempre più cinica (e anche la destra ha la sua bella colpa).

Che, almeno qui, quegli alberi siano ricordati per il conforto che hanno dato ad alcuni di noi.

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6 commenti

Archiviato in Arkeon, etica, figlio, padri, Società

6 risposte a “Hanno tagliato gli alberi

  1. Francesco

    Ciao S&P,
    mi tocchi sul vivo con queste tue riflessioni sugli alberi.
    Ho sempre avuto una forte attenzione verso la natura che mi/ci circonda. In più negli ultimi anni mi trovo, con piacere, ad (inter)agire con essa occupandomi della terra che mi ha laciato mio padre. In particolare, ti condivido la forte emozione di quando ho messo a dimora piccole piante di alto fusto che arriveranno “a maturazione” tra una quarantina di anni…

  2. Caro S&P, capisco quello che esprim, purtroppo nelle città ho poco capito su viali e centri abitati, del come mai li hanno piantati; giù dal nostro paese e in certi viale li hanno anche tagliati e dicono che sono le radici che nel crescere spaccano tubi e asfalto. Dunque consiglierei di metterili e piantarli in modo intelligente, del fatto, come dici tu, che certi ci si affeziona sin da piccoli ed è una meraviglia vederli nei anni o le prossime generazioni, crescere. D’avanti a casa nostra c’è un Cedro del Libano che si trova da generazioni; per mio marito è dalla sua infanza e guai chi gliello toca !Ciao,
    Fiducia

  3. @ Francesco: benvenuto! Grazie del commento. Anch’io sto cercando di fare lo stesso: è credere nel mondo che verrà al di là di noi stessi.
    Ciao
    S&P

  4. di alberi in città ce ne sono sempre meno, ma sembra che ci sia sempre piu’ voglia di farli fuori, una brama “omicida” senza la necessità di farlo spesso. è il caso di cambiare trend.

    E’ iniziata la primavera e con lei il nuovo eco social network, ECO WILLAGE. Siamo orgogliosi di inaugurare questo spazio di aggregazione per chi non vuole rinunciare ad avere un’Italia piu’ ecologica, piu’ giusta, piu’ democratica.
    Uno spazio per incotrarci, informare e informarsi, discutere, protestare e proporre. Eco Willage è lo spazio di tutti, di chi condivide temi legati all’ecologia, all’ambiente, alla natura, ad un diverso stile di vita.
    Per dire no al nucleare e si alle rinnovabili e al risparmio energetico, per dire no alle speculazioni edilizie e sì all’edilizia pubblica ed eco sostenibile, per dire no alla vita frenetica e stressante e si ad una vita alternativa, positiva e solidale.
    Eco Willage nasce dall incontro del termine eco che sta per ecologico, e willage, un’unione tra i termini village(villaggio) e will(volere, desiderare) per desiderare e volere tutti insieme una società piu’ ecologica!
    Vi invitiamo quindi ad iscrivervi e partecipare con noi a questo progetto, che sia di auspicio per un rinascimento italiano, in senso ecologico e democratico, dal basso.
    Chiediamo inoltre a tutti i partecipanti con un blog di esporre il banner di Eco Willage per aiutarci a diffondere il progetto e rafforzarlo.
    Lo staff di Eco Willage

    http://eco.willage.it

  5. @ Fabia: i cedri del Libano sono alberi fantastici, come direbbero i bambini “toccano il cielo”. Anch’io sono molto affezionato a questi giganti verdo-grigi. E’vero ci sono i problemi di tubature; problemi reali. Non sempre si può scegliere la strada di conservare gli alberi, lo so bene. Ma per me sarebbe importante riconoscere quello che si fa e rendere le nostre città più naturali ed umane.
    Ciao
    S&P

  6. @Rigitans: grazie del commento e della segnalazione, che approfondirò sicuramente. Sulla brama “albericida” sono d’accordo; spesso è insensata.
    Ciao
    S&P

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