Infestante e da non divulgare quello che non è politically correct

Ho seguito con un certo interesse le ultime battute della discussione sul blog di Claudio Risè a proposito della canzone “Luca era gay”. Sarei intervenuto, dopo gli interventi di Luigi D’Elia (coautore di un articolo con Piera Serra e Lorita Tinelli sulla canzone, che ho già avuto modo di criticare), ma Pietro Bono e Armando hanno messo bene in luce i limiti del suo intervento, anche se ovviamente molto altro vi sarebbe da dire.

Alcune parole però del commento di D’Elia mi hanno fatto rizzare i capelli: “smarcamento da precedenti e vetuste visioni colpevolistiche, deterministiche, medicalistiche, moralistiche, nell’orientamento sessuale “. Nell’articolo originale, la frase era più complessa “le teorie sulla psicopatogenesi familiare dell’omosessualità che alcune scuole di psicologia hanno in passato coniato e che, come comunità scientifica, abbiamo consentito per alcuni decenni venissero divulgate infestando la cultura, contribuendo al pregiudizio negativo nei confronti di gay e lesbiche, screditando le loro madri e i loro padri”.

C’è un primo livello di lettura. Questo livello di lettura fa riflettere perché dopo la canzone di Povia mi sono fatto un giretto e ho trovato, per esempio, che l’Associazione dei Medici Cattolici americani ha proprio la posizione che avrebbe” infestato” la cultura. Non mi sembra da questa e altre letture che la teoria della genesi familiare dell’omosessualità sia poi così screditata ed abbandonata, visto che affonda le sue radici nella psicanalisi (ma avevo già capito che questi psicologi con la psicanalisi, con l’inconscio, con Freud e Jung non vanno per niente d’accordo). Dunque, mi colpisce che si fa passare, anche questa volta, per “pensiero unico” qualcosa che pensiero unico non è per niente (sempre a danno di posizione cattoliche, s’intende).

Ma quello che mi fa rizzare veramente i capelli è questo: “abbiamo consentito…che venissero divulgate“. Cioè queste teorie non dovevano e non devono neanche essere divulgate (bruciando i testi esistenti, immagino), in quanto vetuste ora e, se non dovevano essere neppure divulgate, evidentemente sbagliate fin dall’inizio (perché non è dato capire).

Perché ho questa preoccupazione? Perché Lorita Tinelli ha già chiarito che lo psicologo che propone terapie con “riferimenti teorici inesistenti o poco plausibili rispetto a teorie psicologiche, assente o insufficiente documentazione della loro utilità ed efficacia” (tralasciando ovviamente che la documentazione di tanti approcci che vanno per la maggiore, a quanto leggo, non ci sono) è un ciarlatano iscritto all’ordine e fa psicoterapia folle. I luoghi dove si fa psicoterapia folle sono psicosette. Il rogo mediatico e il tribunale sembrano già pronti.

Prenderei queste cose alla leggera, se non avessi vissuto la storia di Arkeon,. Per questo, non prendo il bollare certe teorie dell’omosessualità come “vetuste”, “infestanti” e “non divulgabili” come fare opinione alla moda. Mi suonano come accertamenti di pensiero eretico, che è il primo passo verso l’iter che noi di Arkeon abbiamo conosciuto così bene. Fa bene Armando a parlare di anticamera di totalitarismo, perché il prossimo passo è la censura a Povia (poco male, se vogliamo) e l’intervento contro chi pretende di avere, a ragione o torto, una visione diversa dell’omosessualità e della sua genesi.

Ma, ed è quello che mi preoccupa di più, sembra esserci un attacco frontale alla ricerca psicologica, o interiore, che cerca le radici del presente nel passato, nella famiglia, solo perché – pare – questo può portare alla colpevolizzazione dei genitori. E questa sembra una grossa limitazione.

Che diventa ancora più inquietante quando si mette in discussione persino la divulgazione delle teorie che non paiono politically correct.

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4 commenti

Archiviato in Arkeon, etica, gay, Lorita Tinelli, pseudoscienza, Società

4 risposte a “Infestante e da non divulgare quello che non è politically correct

  1. ciao sudorepioggia,
    il politicamente corretto a quanto pare vale solo per alcuni:-)
    Ogni volta che si discrimina qualcuno si è sempre nell’errore, certe persone se lo dovrebbero ricordare. Soprattutto certe lobby.
    L’altro giorno parlavo con un amico gay e mi diceva che ormai in certi settori, come la pubblicità, la moda, la grafica sono dichiaratamente in mano a lobby gay e per entrarci devi essere gay o filo-gay.
    Di cosa ci si lamenta allora?:-)
    Ognuno sia quello che si sente di essere, senza discriminare nessuno e senza fare pressioni e coercizioni per tirare acqua al proprio mulino.
    un abbrccio
    terry

  2. @ Terry: quello che mi preoccupa è l’insofferenza ai punti di vista diversi. L’omosessualità è un caso in cui sta diventando vietato non pensarla come fatto genetico. La persona in stato vegetativo permanente è come morta. L’unico modo di combattere l’AIDS in Africa sono i preservativi. Chi pensa il contrario, non ha solo torto, ma deve essere ridicolizzato, o messo a tacere. Per fortuna nel mondo cattolico una certa risposta a questa tendenza c’è. Altrimenti saremmo messi proprio male.
    Ciao e grazie.
    S&P

  3. Avevo letto l’articolo in passato ma forse non così attentamente e mi era sfuggito il fatto che queste teorie, secondo gli autori, sarebbero infestanti e da non divulgare. Grazie per averlo sottolineato. Per fortuna non siamo più nel medioevo altrimenti questi Savonarola davvero avrebbero bruciato i libri in piazza.
    A presto.
    Fioridiarancio

  4. @ Fioridiarancio: Savonarola era di ben altro spessore.
    Ciao
    S&P

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