Ma come si fa il giornalista?

Un giornalista serio per Arkeon?

Non ho mai fatto il giornalista per cui quello che so di quel mestiere l’ho più che altro letto sui libri o visto nei film.

Immagino che ci sia uno spunto, magari autonomo, magari un’indicazione del caporedattore, magari un lancio di agenzia, una fonte od un comunicato da approfondire. Il giornalista inizia poi ad approfondire (nel tempo che ha), a verificare la veridicità, a controllare i fatti, a vedere quali sono le interpretazioni magari discordanti, o cosa ne pensa l’altra parte (c’è un’altra parte in quasi tutte le cose), e, poi, si domanda come rendere interessante il pezzo, magari tenendo conto della linea editoriale del giornale.

Vent’anni fa, la verifica dei fatti doveva essere difficoltosa, come probabilmente lo è oggi quando vieni a sapere qualcosa confusamente in un ospedale ed è difficile controllare i dettagli anagrafici. Però, quando si può spendere un’oretta al proprio computer, Google ed Internet credo che siano una rivoluzione, oltre immagino ai database riservati. Poi, certo, per essere più di un blogger, credo che il giornalista alzerebbe anche il telefono, oltre all’e-mail per verificare, sapere, sondare.

Sulla base di tutto quello che ha saputo, costruisce l’articolo, magari anche con una tesi forte, ma con un uso attento del condizionale rispetto all’indicativo, di avverbi, per qualificare bene ipotesi da fatti, virgolettato da riferito, ogni cosa attribuibile ad una fonte, i dubbi più ovvi discussi.

Con desolazione ho scoperto negli ultimi anni che questo, dove ho potuto verificare personalmente i fatti, non accade. Non so perché, ma è evidente che non viene neanche mosso il ditino sulla tastiera e, se viene mosso, comunque non è importante rispetto alla fonte primaria, che non ha alcun bisogno di verifiche.

La desolazione è grande, e non riguarda solo l’Italia. Diventa sempre più difficile proprio capire cosa è successo, qual’è il fatto; il giornalismo critico ed attento, che non usa il pretesto della carta stampata solo per portare avanti una tesi, non lo vedo.

Ho iniziato a leggere con interesse i quotidiani online, alcuni blog, e ogni tanto direttamente i lanci di agenzia. Mi sembra che i giornalisti non diano più alcun valore aggiunto al lancio d’agenzia (che, è vero, può essere esso stesso manipolatore e di bassa lega) perché non mi aspetto che ci sia nessun approfondimento, nessun controllo, ma solo una manipolazione ad hoc. Allora preferisco leggere persone intelligenti o giornali online con poche risorse, perché dei fatti ne sapranno quanto me, ma almeno hanno più acume del mio.

Perché è accaduto questo (ammesso che non sia sempre stato così) non lo so. Deve essere anche perché il giornalista che scrive una stronzata non è deriso dai colleghi. Oppure ripreso dal caporedattore o licenziato dall’editore.

E’un trend come tanti, se non che, senza una stampa seria, la libertà di tutti soffre.

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7 commenti

Archiviato in Arkeon, Società

7 risposte a “Ma come si fa il giornalista?

  1. Purtroppo di queste cose ci si rende conto quando si inizia a capire come funziona il mondo del giornalismo. Se non ci hai mai avuto a che fare non immagini quale sia il livello. O almeno, per me è stato così.
    Ciao e a presto.
    Fioridiarancio

  2. klee

    In effetti la situazione è quella che dici tu.
    Le uniche pagine “meditate” dei giornali sono quelle della politica, dove tutti sono esperti, mentre sulle altre si affidano a giornalisti dedicati che spesso non sanno nulla dell’argomento.
    questo vale anche per le testate più prestigiose, come può constatare chiunque legga da specialista di un settore gli articoli che lo interessano.
    L’aggravante, soprattutto sulla cronaca, è che da un lato l’integarzione delle sedi locali crea un canale diretto “dalla bottegaia alla rotativa” e dall’altro la competizione sul tempo dei giornali online toglie ogni possibilità di verifica e approfondimento.
    Ovviamente queste sono scelte, non stati di necessità, ma si sa che è il profitto a guidare e non la credibilità.

  3. Pingback: Vuoi fare il giornalista? Vola via… « Imparando ad Essere Liberi

  4. @ Klee: secondo me non è solo questione di non sapere nulla, ma che non gli importi niente di non saperne nulla, neanche solo per amor proprio. Se vedi l’intervista di Pansa nell’ultimo post, credo ci sia un approfondimento interessante.
    Ciao
    S&P

  5. @ Fiori: io l’avevo già scoperto in fatti di cronaca independenti da Arkeon. Nel caso Arkeon la scoperta è che due paginoni centrali di Repubblica o del Corriere possono essere riempite di cose non verificate e mistificate.
    Ciao
    S&P

  6. Ciao, io ho già vissuto di persona fatti, quando nessun gironale a l’epoca o radio, osava dire la verità de la casa dove noi abitavammo (adolescente) e in Svizzera; c’erano a l’epoca interessi del comune e della città e dal giorno al mattino siamo state mandate via da una casa privata, dove lo stao avevo fatto delle previsioni a discapito di noi e temporaneamente era diventato un transito di una prigione femminile di alta sicurezza. Convivevammo con semidettenute e ci faccevamo insultare nella strada, da abitanti abbastanza ignoranti direi ! A nessuno ha interessato il fatto……quando ci sono interessi di qualche tipo a volte i giornalisti mancano di coraggio; sembra essere importante il guadagno e la competizione per lo scoop che la verità scottante !
    F.

  7. @Fabia: quante storie conosci e hai vissuto! Per me è stata una sopresa, non credevo ci fosse questo pensiero unico e questa difficoltà ad essere ascoltati. Il mondo è molto più difficile di quanto immaginavo.
    Ciao
    S&P

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