La voce della maestra e la voce del padre

Stamattina, concedendomi un piccolo lusso ormai quotidiano, mi sono fermato al bar per un espresso. Quello del caffè al bar è un rito così fortemente e tipicamente italiano che è un piacere parteciparvi. Ci si trova gomito a gomito con la più varia umanità. Dall’operatore ecologico in pausa, alle mamme alternative che parlano di scuola; dall’avvocato che vorrebbe essere d’assalto ad una probabile rappresentante commerciale.

Fuori, in questo  sole primaverile, c’è il papà che corre al lavoro con un berretto ancora da Amundsen (tra figli e lavoro, si vede che non ha il tempo di misurare la variazione di temperatura), un signore sudamericano con il walkman e l’aria decisa, una signora un po’cicciotta con un giaccone rosso fuoco ed un cane piccolo-piccolo. Un ragazzo chiacchierone sistema l’insegna di una banca, mentre un suo coetaneo distratto e in tuta arancione sposta una transenna. Uno studente in ritardo corre a scuola con prematuri occhialoni da sole. Spesso incontro anche una suora, anziana, con cui ci si scambia, senza conoscersi, un “buongiorno”.

Penso a quante vite, quante storie, quante emozioni, quanti sogni, quante memorie di paesi lontani e di una casa attaccata alla mia; tutto a poca distanza da me.

Questa varietà è semplicemente magnifica; magnifica da contemplare, ma anche importante per specchiarsi e capirsi. Non sto dicendo che diverso di per sè è bello o che diverso sia sempre buono. Vedere, però, le possibilità dell’uomo mi dà gioia.

E mi sorge una domanda. Perché qualcuno odia tutto questo? Perché, se qualcuno tra queste persone ha fatto del ritorno al proprio padre terreno un cardine della propria vita e si trova ogni tanto con altri a raccontarsi difficoltà e progressi nella vita, suscita in qualcuno desiderio di perseguitarlo, insultarlo, farlo diventare oggetto di derisione e vergogna?

Ricordo di alcune bambine, soprattutto, ma anche di bambini, un desiderio di perseguitare chi non si adeguava alle regole, chi voleva fare diverso. Si tratta anche di cosa appresa: il titolo di capoclasse, che poteva suonare, in teoria, sinonimo di più forte e valoroso, di più intelligente e brava, veniva tramutato in ruolo di spia dalla maestra che usciva a chiacchierare. Tra la solidarietà ai compagni e la fedeltà alla maestra, se la scelta cadeva sulla seconda, anche nelle sciocchezze, non dubito che si creasse una frattura ed un piccolo odio verso gli altri.

Insomma, l’istinto di perseguitare chi è libero e diverso è coltivato fin dall’infanzia. Credo che sia di natura diversa dall’esclusione dal branco, sia maschile e femminile, perché nasce dalla solitudine, non dalla complicità, solitudine che deriva dalla separazione imposta, nell’esempio sopra, dall’alto.

Si tinge ovviamente di buonismo perché chi non fa come dice la maestra è perlomeno fuori di testa e il suo unico bene è tornare alla legge della maestra, fuori della quale non c’è verità.

Chi segue la legge della maestra si domanda perché io, come tanti altri, non mi adeguo a quello che dice lei. Si domanda perché voglio fare diversamente dagli altri. Che senso ha? Questo risulta inconcepibile ed inaccettabile.

Allora come oggi, la ragione è perché ascolto la voce di mio padre, che quasi sempre ne sa molto di più della maestra, e che mi aiuta a guardare verso l’altro Padre, quello celeste.

So che mi dice parole di libertà.

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4 commenti

Archiviato in Arkeon, figlio, padre, Società

4 risposte a “La voce della maestra e la voce del padre

  1. cosimo

    Dopo aver letto il tuo post, ho letto sul corriere.it la storia che linko sotto: non so perchè, vi trovo un filo rosso comune. http://www.corriere.it/esteri/09_marzo_13/confessione_regista_cinese_del_corona_bb84b318-0f9b-11de-948b-00144f02aabc.shtml

  2. Sì è lacerante per un bambino dover scegliere tra la maestra e il padre. Davvero triste e irresponsabile che di fatto lo si metta davanti a questa scelta. Ma è così difficile, invece di esercitare un potere su chi è indifeso, ascoltare e sostenere la sua famiglia? Poi, per fortuna, non tutti gli insegnanti sono così. Ma io ne ho avuti.
    A presto.
    Fioridiarancio

  3. @ Fioridiarancio: sono d’accordo, ma nei casi cui mi riferisco il padre, secondo me, era già stato in buona parte eclissato in casa. Sì, è così difficile se pensi che “esercitare un potere su chi è indifeso” è la passione anche di alcuni adulti verso altri adulti.
    Ma, come dici, la scuola è davvero piena di queste situazioni, quasi sempre anche inconsapevoli ed indiscutibili.
    Ciao e grazie
    S&P

  4. @ Cosimo: grazie del commento. Molto interessante è l’articolo che segnali. Da sempre, almeno per quanto mi ricordo, sono i regimi a voler attenuare i legami padri-figli che, non sempre perfetti, sono sinonimi di libertà e resistono al cambiamento esterno. Chissà se anche Chen verrà accusato di essere plagiato. 🙂
    Ciao
    S&P

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