Ippocrate deve morire

Un viaggio rischioso nel tempo, senza precedenti e senza certezza di riuscita o di ritorno.

Per tornare a Larissa, Tessaglia. Nel 380a.C..

Per convincere Ippocrate, con le buone o con le cattive, a formulare diversamente il suo giuramento. E’ l’impresa folle e temeraria di un assistente di un professore universitario di Bioetica.

Che si ritrova davvero in un oliveto vicino alla città greca.

Vaga per le viuzze assolate, utilizzando un greco stentato e che lascia perplessi i locali. Riesce ad arrivare all’abitazione dell’ormai vecchio medico. Dopo mille discussioni, viene infine portato al cospetto di Ippocrate e gli chiede se sta scrivendo qualcosa. Il medico greco gli mostra una tavoletta di cera su cui a malapena si riesce a leggere. Viste le difficoltà dello straniero, è Ippocrate stesso a leggere:

Ὄμνυμι Ἀπόλλωνα ἰητρὸν, καὶ Ἀσκληπιὸν, καὶ Ὑγείαν, καὶ Πανάκειαν, καὶ θεοὺς πάντας τε καὶ πάσας, ἵστορας ποιεύμενος, ἐπιτελέα ποιήσειν κατὰ δύναμιν καὶ κρίσιν ἐμὴν ὅρκον τόνδε καὶ ξυγγραφὴν τήνδε.

Ἡγήσασθαι μὲν τὸν διδάξαντά με τὴν τέχνην ταύτην ἴσα γενέτῃσιν ἐμοῖσι, καὶ βίου κοινώσασθαι, καὶ χρεῶν χρηίζοντι μετάδοσιν ποιήσασθαι, καὶ γένος τὸ ἐξ ωὐτέου ἀδελφοῖς ἴσον ἐπικρινέειν ἄῤῥεσι, καὶ διδάξειν τὴν τέχνην ταύτην, ἢν χρηίζωσι μανθάνειν, ἄνευ μισθοῦ καὶ ξυγγραφῆς, παραγγελίης τε καὶ ἀκροήσιος καὶ τῆς λοιπῆς ἁπάσης μαθήσιος μετάδοσιν ποιήσασθαι υἱοῖσί τε ἐμοῖσι, καὶ τοῖσι τοῦ ἐμὲ διδάξαντος, καὶ μαθηταῖσι συγγεγραμμένοισί τε καὶ ὡρκισμένοις νόμῳ ἰητρικῷ, ἄλλῳ δὲ οὐδενί.

Διαιτήμασί τε χρήσομαι ἐπ’ ὠφελείῃ καμνόντων κατὰ δύναμιν καὶ κρίσιν ἐμὴν, ἐπὶ δηλήσει δὲ καὶ ἀδικίῃ εἴρξειν.

Οὐ δώσω δὲ οὐδὲ φάρμακον οὐδενὶ αἰτηθεὶς θανάσιμον, οὐδὲ ὑφηγήσομαι ξυμβουλίην τοιήνδε. Ὁμοίως δὲ οὐδὲ γυναικὶ πεσσὸν φθόριον δώσω. Ἁγνῶς δὲ καὶ ὁσίως διατηρήσω βίον τὸν ἐμὸν καὶ τέχνην τὴν ἐμήν.

Οὐ τεμέω δὲ οὐδὲ μὴν λιθιῶντας, ἐκχωρήσω δὲ ἐργάτῃσιν ἀνδράσι πρήξιος τῆσδε.

Ἐς οἰκίας δὲ ὁκόσας ἂν ἐσίω, ἐσελεύσομαι ἐπ’ ὠφελείῃ καμνόντων, ἐκτὸς ἐὼν πάσης ἀδικίης ἑκουσίης καὶ φθορίης, τῆς τε ἄλλης καὶ ἀφροδισίων ἔργων ἐπί τε γυναικείων σωμάτων καὶ ἀνδρῴων, ἐλευθέρων τε καὶ δούλων.

Ἃ δ’ ἂν ἐν θεραπείῃ ἢ ἴδω, ἢ ἀκούσω, ἢ καὶ ἄνευ θεραπηίης κατὰ βίον ἀνθρώπων, ἃ μὴ χρή ποτε ἐκλαλέεσθαι ἔξω, σιγήσομαι, ἄῤῥητα ἡγεύμενος εἶναι τὰ τοιαῦτα.

Ὅρκον μὲν οὖν μοι τόνδε ἐπιτελέα ποιέοντι, καὶ μὴ ξυγχέοντι, εἴη ἐπαύρασθαι καὶ βίου καὶ τέχνης δοξαζομένῳ παρὰ πᾶσιν ἀνθρώποις ἐς τὸν αἰεὶ χρόνον. παραβαίνοντι δὲ καὶ ἐπιορκοῦντι, τἀναντία τουτέων. (la traduzione è qui).

Dopo aver ascoltato, l’uomo venuto dal futuro gli spiega che c’è un pezzo che non va bene (“Non somministrerò ad alcuno, neppure se richiesto, un farmaco mortale, né suggerirò un tale consiglio; similmente a nessuna donna io darò un medicinale abortivo”), e che gli può spiegare perché non è giusto che lo scriva.

Gli spiega innazitutto che lui, Ippocrate, con quel testo, avrebbe dato l’impressione che tutti i greci e anche i romani erano contrari all’aborto e all’eutanasia, ed invece è noto che non è così. Farebbe passare il punto di vista della scuola pitagorica e di una piccola parte della comunità medica greca per quello dell’intera antichità.

Ippocrate lo guarda stupito e gli chiede: – Romani? Chi sono?-

Capito che da questo punto di vista riesce a fare pochi progressi, l’assistente passa a spiegargli come lui, Ippocrate, non sia realmente contrario all’aborto, ma solo all’uso dei preparati abortivi, come dimostrano i suoi scritti in cui in almeno un caso ha suggerito una tecnica abortiva.

-Ah, l’hai letto!- commenta Ippocrate un po’orgoglioso ed un po’perplesso.

Preso coraggio, l’assistente si mette a spiegargli che evidentemente la posizione di Ippocrate sull’eutanasia non ha origini etiche, ma che lui, Ippocrate, consiglia di evitare la pratica solo per evitare conseguenze legali spiacevoli per il medico.

Ippocrate non dice nulla, ma si fa portare dal nipote un piatto di olive e formaggio e lo offre allo straniero.

Poi gli chiede: – Hai mai fatto il medico? –

-No, io no, ma abbiamo studiato molto perché, vede, dopo Ippocrate, verrà il cristianesimo e selezionerà il suo testo per portare avanti l’idea sballata della sacralità della vita, un’idea religiosa che….-

– Non credi agli dei, straniero?-

– Certo che no, che idea assurda, poi figuriamoci le vostre divinità, come fate a credere. Comunque, dicevo che molti illustri medici che verranno molti secoli dopo di lei…-

– Tutti?-

-No, solo quelli della mia epoca. Ma certamente hanno ragione loro rispetto a tutti i loro predecessori che erano imbevuti di idee sorpassate. I medici che conosco…-

– Anch’io conosco molti medici. Conosco anche molti pazienti. So che ci sono cose troppo complicate per un medico, che appartengono agli dei; l’ho capito in anni di esperienza e dialogo, da quello che ho ascoltato da mio nonno e da mio padre Eraclide, e dagli altri asclepiadi.-

– Quindi non posso far altro che distruggere la sua tavoletta.- ormai lo straniero è furioso. Prende la tavoletta e se la mette in tasca. Ora parla minacciosamente  – E non provi a riscriverla. Io resterò in città finché non morirà. Non credo che manchi molto e mi assicurerò che di questo non resti traccia. Sono stato chiaro? Ho fatto molta fatica per arrivare fino a qui e non mi fermerò certo davanti ad un vecchio-

Il vecchio medico ora è spaventato e fa cenno di sì. Lo straniero si alza per andarsene.

Dietro la porta, senza essere sentito, un ragazzino ha ascoltato tutto. Corre senza far rumore e in un angolo della casa si mette a riscrivere quel misterioso giuramento su una tavoletta.

Il suo nome era Polibo.

Alcuni elementi ulteriori

Il giuramento di Ippocrate, secondo alcuni, è in realtà stato scritto da suo nipote, Polibo.

Per una ricostruzione attenta della storia del Giuramento di Ippocrate, ho trovato utile l’opera “A History of Medicine” di Plinio Prioreschi, che è in parte disponibile su Google books . Non sono uno storico per cui non posso dare certamente un giudizio, se non superficiale, sulla qualità dell’opera rispetto a quella di altri studiosi. Il testo del giuramento in greco viene da Wikipedia.

Consiglio poi di ascoltare, anche se in un italiano molto meccanico, il giuramento di Ippocrate in versione orale.

Nota di S&P

Mi ha molto incuriosito scoprire che il giuramento di Ippocrate fosse attaccato da un filone della nostra bioetica, anche se non ne ho letto tutti i risvolti. E’evidente che non attribuisco idee così forti come quelle del fantomatico assistente a persone che non conosco, ma si tratta solo di uno spunto di riflessione. L’attacco ad Ippocrate è per me un altro segno che stiamo attaccando non solo la civilità cristiana, ma anche una civiltà che dura da almeno duemilacinquecento anni, senza neache provare a capire perché era arrivata a certe conclusioni. Anche nel mio orizzonte cristiano, questa è una prospettiva paurosa.

a a460-380 B

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6 commenti

Archiviato in Arkeon, Eluana, etica, pseudoscienza, Società

6 risposte a “Ippocrate deve morire

  1. Anche io iniziavo a pensare che l’odio per la sacralità della vita e per tutto ciò che possa essere ritenuto sacro (l’amore per esempio, i figli, i genitori, ecc.) andasse ben oltre l’avercela con il Cristianesimo. Ma non sarei arrivata fino a Ippocrate.
    Complimenti!
    A presto.
    Fioridiarancio

  2. @Fioridiarancio: neanche io sarei arrivato ad Ippocrate, l’ho scoperto leggendo qua e là. Ho un altro post in lavorazione. Vorrei però capire ancora meglio il punto di vista degli altri. Vediamo.
    Grazie a te.
    S&P

  3. ciao S&P,
    complimenti per il post.
    Mi è piaciuto il pezzo quando l’assistente dice:
    “-No, solo quelli della mia epoca. Ma certamente hanno ragione loro rispetto a tutti i loro predecessori che erano imbevuti di idee sorpassate.…”
    Infatti il punto è proprio questo: sono bastati pochi decenni per buttare via valori millenari. A vantaggio di cosa? Di una falsa libertà, di una osannata “autodeterminazione”, di un tecnicismo esasperato nelle biotecnologie. Sono questi i nuovi idoli, le nuove divinità, che non lasciano più posto ad un umanesimo integrale. Un umanesimo che si colorava di “pietas”, di trascendenza, di rispetto per la vita.
    Un abbraccio

  4. @ Terry: grazie del commento. Sto cercando di capire il perché e il percome proprio di quello che dici “una falsa libertà, di una osannata “autodeterminazione”” e perché con tanto entusiasmo si butta l’umanesimo di millenni.
    Ciao
    S&P

  5. dottwonka

    molto interessante, veramente. ora sono di fretta, spero di poter dare presto il mio contributo alla discussione.

  6. @dottwonka: grazie. Quando puoi, sei in un posto abbastanza interessante per fare cose diverse da bloggare.
    Ciao
    S&P

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