Il ruolo di genitori: tra delirio ed irrilevanza

C’è una clinica americana che ha annunciato di poter fornire bambini biondi, con i colori verdi, o di pelle scura, secondo i desideri dei genitori. L’idea è che ormai la medicina della fertilità sia parte della medicina estetica.

Ho letto un buon commento da un altro blog, che mi ha anche incuriosito, così mi sono messo a cercare.

Ho trovato conferma su Repubblica (il che, per me, potrebbe dire che la notizia sia esattamente il contrario di quanto riportato) ma che mi dice che qualcosa probabilmente è successo davvero. Ho poi scoperto che la fonte originale dovrebbe essere il Wall Street Journal (ripreso da questo blog) e che la clinica, The Fertility Institutes, ha pensato bene di far marcia indietro dicendo sostanzialmente che, per chi ci crede, si occuperanno solo di albinismo, daltonismo ecc, ovvero di condizioni patologiche (ma leggete pure, seguendo il link precedente, quali altri “meravigliosi” servizi offrono per capire che fanno proposte ben pesanti).

Ora non so se queste cose folli arriveranno prima o poi anche in Europa e nel Bel Paese. Mi suggeriscono, però, due riflessioni. Una prima, che ho scritto commentando il post che ho citato prima, è che il mistero, compresa la paura, di essere genitori, di quando un figlio è ancora nella pancia ma anche di quando cresce e non sai dove andrà a parare, diventa sempre meno accettabile.

La seconda riguarda la relazione con i figli, che non solo diventano un oggetto di delirio estetico, i cui tratti somatici diventano una voce in più da aggiungere al conto del medico cosmetico insieme al botulino, ma la cui natura va fissata geneticamente. Anche se forse è vero che è meglio trovarsi con gli occhi verdi geneticamente programmati, che, come Oscar Wilde (secondo almeno un suo famose biografo), vestiti da femmina dalla madre e “culturamente programmati” a vivere male il sesso naturale di appartenenza.

Determinismo genetico e programmazione culturale mi hanno riportato in mente, e portato a rileggere in controluce, le dichiarazioni dell’Agedo (associazione genitori omosessuali), che avevo già in parte commentato. Uno dei motivi di ira dell’Agedo  verso Povia è che la canzone da lui cantata a Sanremo avrebbe lasciato intendere che padri assenti e madri oppressive determinerebbero l’omosessualità.

Ora lasciando perdere la puerile querelle sul “determinare” (perché è ovvio a chi non vuole fare polemica che non stiamo parlando di equazioni termodinamiche), mi fa riflettere il fatto che, per l’Agedo, sia così importante slegare il comportamento dei genitori durante l’infanzia dall’inclinazione sessuale dei figli. Cito dal loro sito: “La scienza obiettiva è da tanto tempo che ha abbandonato l’idea secondo la quale i genitori hanno un effetto significativo sugli orientamenti eterosessuali, omosessuali o transessuali dei figli.” Avendo tempo, mi piacerebbe verificare questa affermazione (che, a naso, mi sembra un po’azzardata). Ma quello che mi colpisce è che i genitori non devono aver – o non hanno – nessun effetto significativo sui figli.

In controluce, questo dice che i genitori sono sì senza colpe o senza responsabilità, ma anche tutto sommato irrilevanti (e, facendo un salto logico, devono quindi ricorrere alla genetica, nella loro impotenza, per avere un effetto sui figli).

L’esempio che ho preso riguarda l’orientamento sessuale, ma sicuramente la posizione dell’Agedo è condivisa, su tanti altri fronti, da associazioni di vario titolo. La corrente profonda che passa tra padre e figli, tra madre e figli, e che segna profondamente le nostre vite (a mio avviso), viene rimossa per lasciare il posto ad un incerto determinismo genetico-ambientale, che è fuori da ogni umana influenza.

Al genitore resta solo un “amare” senza responsabilità o finalità, in una distanza che diventa impotente e, quindi, disperata. Per me da questo discende prima di tutto un’inevitabile caduta del Padre, che è il primo responsabile della formazione dei figli ed è il primo responsabile di portare un contributo culturale, quindi non genetico ed istintivo, al Figlio che cresce. Non solo, come ha messo in luce Claudio Risé, tra gli altri, e anche l’esperienza di Arkeon, il Padre (come per altro verso la Madre) ha un ruolo profondo, simbolico, inconscio, trascendente persino rispetto a sé come Padre fisico e soprattutto rispetto al suo programma educativo razionale. L’insegnamento del Padre è razionale, ma è fatto di ciò che si è e si fa, prima (anche se non in sostituzione) dell’insegnamento pensato e verbalizzato.

Dunque, secondo me, con la fine della responsabilità, tramonta la rilevanza paterna e materna; finisce, in nome di un vago e rasserenante determinismo genetico-biologico, il riconoscimento del flusso di insegnamento tra Padre e Figlio, tra Madre e Figlio. Tramontano, sorprendentemente, l’inconscio, l’introspezione, e, più prevedibilmente, il simbolo e la sacralità. Resta, come ultima speranza per influire sui figli, la determinazione genetica.

L’aspetto più triste, secondo me, è che tagliare il filo della responsabilità, della rilevanza dei Padri e delle Madri sui Figli, toglie ai primi e ai secondi una parte importante del senso della vita, ma soprattutto la possibilità di comprendersi ed aiutarsi ad essere migliori. Questo tendere la mano, questo reciproco aiuto, il Figlio che chiama e il Padre che risponde, era, secondo me, al cuore dei seminari di Arkeon.

PS: non mi stupisco quindi che chi ha praticamente distrutto Arkeon per ottenere spazi televisivi e quant’altro abbia trovato facili alleanze.

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13 commenti

Archiviato in Arkeon, Società

13 risposte a “Il ruolo di genitori: tra delirio ed irrilevanza

  1. Urka! Bel post, complimenti davvero. Per essere un po’ più banale rispetto alle tue riflessioni ho notato spesso come questa ricerca della delega della responsabilità dei propri figli sia enormemente diffusa (verso la scuola, verso i libri di puericultura, verso l’assistenza sociale…).
    Però ricordo anche una storia che mi ha raccontanto un sacerdote di una coppia che accettato di far nascere il proprio bambino sapendo che aveva una malattia incompatibile con la vita e che infatti dopo poche settimane di vita è morto. Ha commentato la storia dicendo: loro non volevano un figlio sano, solo volevano un figlio.
    Forse anch’io preferirei che la medicina, la genetica, la psicologia, l’economia, la politica o altri strumenti risolvessero tutte le mie paure sulla vita fisica e interiore della mia prole, sul benessere. Ma credo che un peso – se così si può chiamare – di essere genitori sia proprio quello di portare dentro di sè questa incertezza sul futuro e di imparare a conviverci.
    A presto.
    Fioridiarancio

  2. sudorepioggia

    @Fioridiarancio: grazie. La storia che racconti è molto forte. Sono scelte difficilissime e, come credo tu, io sono favorevole a tutte le cure possibili. Nel mio post, non volevo neanche spingermi a queste situazioni così difficili, ma semplicemente all’incertezza di come sarà il proprio figlio, prima di nascere e durante la crescita. Aspetto il tuo prossimo post!
    Ciao
    S&P

  3. Sertan

    Nulla da aggiungere. Riflessioni sacrsante (e condivise)! GRAZIE.

    Sertan

  4. Approfitto per segnalarti anche questo http://www.corriere.it/cronache/09_marzo_02/mamme_provetta_4b3a7e12-0744-11de-99a0-00144f02aabc.shtml
    C’era una discussione su questa notizia in un forum che frequento ogni tanto. Ci crederesti che solo in tre ci siamo dette contrarie?

  5. sudorepioggia

    @Sertan: grazie a te.
    Ciao
    S&P

  6. sudorepioggia

    @sadal-melik: non ci credo. Poi non mi stupisco che le idee sul Padre venute fuori da Arkeon siano così inaccettabili, e dei poveri plagiati quelli che mettono in discussione il “nuovo che avanza”.
    Ciao e grazie.
    S&P

  7. Fabia

    Essendo una amante del naturale, ormai da “secoli”,
    trovo sempre tutta questa parte della scienza inutile e esagerata; quello che ho sempre chiamato manipolazione genetica e cia bella! Ci sono da anni tante ricerche, con test e cose poco belle che la scienza fa’ e sicuramente si astengono di farcelo sapere. Mica ci chiedono il permesso!
    E la parola è “Business is business !”

  8. sudorepioggia

    Cara Fabia,
    sono d’accordo, in gran parte. Mi fa riflettere che si sia tanta domanda per questi servizi.
    Ciao
    S&P

  9. Hai ragione parlando di domande ed è questo che anche a me spesso a fatto riflettere sul dove vogliamo andare a finire volendo creare il bambino “perfetto” e cambiare il corso che la natura ci donna. Per me, ci sta’ l’adozione, ci sta’ l’aiuto per una gravidanza difficoltosa, ecc.
    Un po meno per altro (e mi fermo qui).

    Comunque è interessante ciò che hai scritto.
    A presto.

  10. bel post sudorepioggia.
    Io credo che fare il genitore è uno dei compiti più delicati del mondo. I genitori sono i testimoni di quei valori che un domani il bambino apprenderà e metterà in pratica. Forse ciò che manca oggi è la capacità di ascoltare, di fermarsi a parlare con i propri figli.
    Ma è vero anche che i genitori molto spesso vanno contro corrente in un mondo che esprime sempre più valori di egoismo e di cinismo.
    Ed è ancora più difficile il ruolo dei genitori che hanno bambini con handicap, perchè imparano pian piano il modo giusto per interagire con loro. E comunque hai ragione, per ogni bambino dalla nascita alla maturità, il rapporto con i genitori è fondamentale nel creare le condizioni per una sana e solida salute mentale e psicologica.
    un abbraccio
    terry

  11. sudorepioggia

    @ Fabia: grazie. Spero di parlarne ancora nei prossimi post e di avere il tempo di commentare il tuo bellissimo post sulla tua infanzia.
    Ciao
    S&P

  12. sudorepioggia

    Ciao Terry,
    grazie. Sono d’accordo, il mestiere di genitori – se mestiere si può chiamare – è difficile, pieno di errori. Però padre e madre sono anche un architrave della nostra civiltà, forse dell’esperienza naturale di esseri umani.
    Ciao
    S&P

  13. Pingback: Contro il “secondo genitore” « Imparando ad Essere Liberi

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