La battaglia perduta contro Povia

Il festival di Sanremo si è concluso con una clamorosa sconfitta per una parte importante del movimento gay italiano. Si può parlare di sconfitta perché, fin dall’inizio, la rappresentaza del movimento ha scelto la linea dello scontro; ha tentato di censurare Povia; si è mosso sulla linea del noi o lui.

Il risultato finale di Povia (secondo posto e premio della sala stampa), un esame superficiale dei blog e dei commenti ai blog (o i sondaggi dei giornali) dimostrano che gli italiani la pensano in modo diverso dalla dirigenza gay e sono con Povia.

A questo si è arrivati nonostante la stampa amica (soprattutto il Repubblichiere) si sia schierata ed appiattita acriticamente sulle posizione movimentiste gay, gli abbia tentato di fare da cassa di risonanza in tutte le maniera e abbia arruolato alla causa quelli che di mestiere dovrebbero fare i critici musiciali. Non ha fatto presa neppure la (solita) manipolazione della comunicazione, che in questo caso è consistita nel far passare la parola d’ordine “malattia” (anche in presenza di un testo e di dichiarazioni chiarissime in senso opposto).

Grillini ha avuto uno spazio insensato ed immeritato alla prima serata – ma poi Povia ha cantato indisturbato per tre serate ed è riuscito ad arrivare vicino alla vittoria, anche se Marco Carta (non mi piace la canzone ma mi è simpatico) si è dimostrato inarrivabile per seguito tra i ragazzi. La manifestazione di sabato sera dell’Arci-gay, che dai proclami dei primi giorni sembrava dovesse occupare l’Ariston e sovvertire l’ordine repubblicano a Sanremo, è stata praticamente irrilevante (nonostante il pompaggio di Repubblica, pare che fossero 300-400 persone, cioè forse un centinaio scarso). Grillini ha dichiarato che Povia aveva mistificato Freud (“Siamo di fronte ad una mistificazione della realtà. Freud sosteneva che siamo tutti bisessuali, lo so perchè ho studiato Freud (essendo uno psicologo)“) salvo poi essere smentito da uno dei più autorevoli intellettuali omosessuali italiani (Da questa prospettiva, allora diciamo che il testo di Povia è ortodossamente freudiano”che ovviamente è stato subito insultato per aver dissentito – evviva!).

Quello che poteva essere un momento di riflessione sull’omosessualità – come ha mostrato Benigni – è stato trasformato in una Caporetto. Povia è risultato, con i suoi cartelli, sempre più simpatico, intelligente ed un passo avanti .

Era così difficile dire: è giusto che ognuno trovi la sua strada alla felicità? che si parli anche del passaggio inverso al nostro? che la ricerca di sè, specie dopo un vissuto traumatico, è giusta ed è utile? Che Freud diceva veramente quello che dice Povia, che ci sono visioni diverse, ma noi del movimento gay la pensiamo così?A quel punto, ci sarebbe stato di dire che bisogna stare attenti a non creare “illusioni” da senso di colpa su un passaggio comunque raro? E soprattutto, non si poteva dire che bello quando l’amore vero trionfa, sempre e comunque?

E, invece, no. Giù insulti, giù tentate censure. Quasi nessuno ha detto che se gay oggi vuol dire conformismo, se l’anticonformismo è sposare una donna, forse c’è qualcosa da cambiare nella propria strategia.

Così non stupisce se della tematica GHEI, per citare un simpatico blog (che passa alla storia per aver detto che era meglio se Grillini oltre al cellulare all’Ariston non portava neanche se stesso), un bel po’di italiani si sono rotti le palle. A questo rompimento di palle nazionale, la risposta dei ghei è stata ovviamente che l’Italia è retriva, il Vaticano, viva l’Olanda, mi vergogno dei miei concittadini e simili amenità vittimistiche (questo pezzo l’ho scritto prima, ma Grillini è un orologio ed è arrivato puntualissimo a dire queste cose). Sicuramente la dirigenza omosessuale resterà al suo posto (in questo davvero nel pieno della normalità italiana). Ci si consola con Sean Penn (ovviamente lui non è un opportunista come Povia, si capisce) e si spera nel centrosinistra che mandi giù per il gargarozzo degli italiani quello che ormai sembra non vogliano proprio.

Forse andrà bene. Forse, però, gli italiani ne potranno sempre meno. Perché, per citare un buon post, “O bisogna solo far festa quando un marito lascia moglie e figli perché si scopre gay a cinquant’anni, mentre se uno che prima andava a letto con gli uomini si innamora di una donna va tacciato di eresia da non si capisce bene quale dogma?” e poi “Però, se uno scopre la patonza son dolori, se prova l’amore eterosessuale e lo preferisce a quello omosessuale crolla quel teorema secondo cui un etero è un etero solo perché non ha mai provato di meglio. E se per lui, magari solo per lui, meglio non fosse?” Perché, aggiungo io, al massimo diventa bisex in modo che resta in qualche modo nell’orbita LGBT e comunque a rimpolpare gli etero non torna?

Io proprio non capisco e mi metto a pensare. Penso che le modalità rivendicative di Sanremo fanno pensare che quelle dei ghei, almeno dei dirigenti ghei, siano rivendicazioni a prescindere, non rivendicazioni per. L’importante è rivendicare, non ottenere.

Infatti, in questo rivendicare, è sfuggita la civiltà con cui centinaia o migliaia di commentatori pro-Povia, salvo qualche rara e sgradevole eccezione, hanno trattato l’omosessualità. Nessuno -o quasi -ha messo in discussione il diritto ad esprimere le propria sessualità; sembra evidente che su tante questioni – tranne forse matrimonio, fertilità ed adozioni – c’è larga disponibilità e tolleranza. Ma guai.

E se fosse vero che in certi casi la situazione familiare porta ad una sessualità poco sana, e qualche volta questa è omosessuale? E se fosse vero che un po’la famiglia di origine ci influenza? A me sembra che non cambi un accidente. Cambia forse solo che una persona matura fa i conti con la sua storia personale, se vuole, s’incazza magari per poi comprendere i propri genitori. Salvo che siano dell’Agedo, si capisce, in quel caso guai discutere, son perfetti, si sono convinti che “che non esiste una loro responsabilita’ nell’essere gay dei propri figli” (e mi sa che il chiodo fisso ce l’hanno da come parlano), manco se il figlio ha fatto sesso folle da minorenne con uno strano figuro. Vale comunque la pena leggere il comunicato come esempio di opera di mistificazione.

Insomma la società italiana si è rotta le palle dei ghei e vorrebbe che i gay, a meno che gli vada altrimenti, restassero pure gay ma diventassero normali, la smettessero di farsi rappresentare come movimento da certi gay pride,  e lottassero per cose concrete e possibili. Questo implicherebbe confrontarsi con una vita normale, accettare di essere presi in giro, rispettare il mondo eterosessuale con lo stesso rispetto che si pretende per se stessi (senza stizzire davanti al matrimonio tradizionale messo in scena il venerdì da Povia – ma allore è vero che lo vogliono scardinare?).

Sorge il dubbio che almeno i ghei più che partecipare la società eterosessuale con la loro identità la invidino e la vogliano distruggere. Ho conosciuto alcuni omosessuali, per quanto superficialmente, e mi sento di escluderlo, almeno per loro. Però il desolante spettacolo di questi giorni mi lascia davvero interdetto.

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19 commenti

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19 risposte a “La battaglia perduta contro Povia

  1. Baraka

    bello il modo con cui hai seguito questa vicenda di Sanremo-Povia: lucido, appassionato e piacevole da leggere….

    ciao, Baraka

  2. sudorepioggia

    @ Baraka: grazie del commento e della lettura.
    A presto
    S&P

  3. Concordo appieno (e mi associo ai complimenti di Baraka)! Grazie per queste riflessioni.

    Ciao

  4. sudorepioggia

    Ciao Sertan e ben tornato alla rete. Grazie di cuore.
    S&P

  5. Mi trovo d’accordo quasi con la totalità del tuo intervento.
    La cosa che mi da un po’ fastidio, a prescindere dalle polemiche sul gay/non gay, presunti riferimenti a un tale Luca guarito grazie a un prete e bla bla bla vari, è che Povia continui indisturbato la sua ascesa. Voglio dire, è palese dal titolo della canzone che voleva scatenare un casino, bastava chiamarla in un altro modo, è quel titolo che non mi convince. E’ tutta la gente che dell’omosessualità non si è mai interessata e che, grazie a una canzoncina del primo capellone finto naive, pensa di essere gay friendly a spaventarmi. Ho sentito persino gente commentare con un “ah, che bello, quindi si guarisce?”.
    Il punto è questo, bisogna decidere come prenderla questa canzone, se va considerata una seria opera cantautoriale mi sento di dire che il testo è alquanto oscuro in molti passaggi e che ai mie occhi ha tutte le fattezze di una chiara operazione mediatica che con la polemica ha ottenuto il secondo posto, ma se veramente un tizio(e ne dubito) su un fantomatico treno ha deciso di rivelare il suo percorso sessuale a Povia oh, alzo le mani e dico, povero lui che si è trovato sputtanato in euro visione.

  6. sudorepioggia

    @ sydpollon: grazie della tuo opinione. Penso che, in generale, i cantautori cercano i temi controversi. Qualche anno fa era controverso parlare della scoperta della propria “gayezza”, ora è controverso il contrario. Se i gay capissero che sono i nuovi conformisti, forse si rilasserebbero. Il titolo: ti darebbe fastidio al di là della banalità “Marco amava lei, ora ama lui”? Penso che molti lo chiamerebbero un titolo originale. Quindi per me il titolo di Povia va bene. Credo che il testo sia una semplice storia, senza troppi sottintesti che, più di tutto, si scontra, secondo me, con un conformismo (anche i puritani vittoriani pensavano di tutelare diritti inalienabili).
    S&P

  7. Pingback: La trovata di Striscia su Arkeon e Povia « Imparando ad Essere Liberi

  8. No, io sono d’accordissimo sul fatto che i gay siano i nuovi conformisti ma infatti la mia indignazione non è affatto tutela nei confronti di quella categoria,
    ma, tristezza rispetto all’approccio che il pubblico ha verso tutto ciò.

  9. hai ricostruito bene tutti gli aspetti della vicenda che sarà utile ricordare.
    a proposito della “malattia” mi sembra di aver letto, non so se sul “repubblichiere” (bella questa, prima o poi la prendo in prestito) che si insinui il sospetto che il verso “nessuna malattia, nessuna guarigione” sia stato inserito solo in un secondo momento, a polemica scoppiata. suona un po’ strano.

  10. ciao sudorepioggia,
    come vedi ricambio la cortesia e sono venuta a trovarti. Devo farti i complimenti, perché scrivi bene e sono pienamente d’accordo con il tuo post.
    A mio avviso il movimento gay ha alzato un polverone inutile. Non si parla assolutamente di malattia nel testo anza povia lo esclude chiaramente quando afferma “nessuna malattia nessuna guarigione”, più chiaro di così.
    a presto
    terry
    PS. se per te non è un problema ti aggiungo nei miei blog amici:-)

  11. sudorepioggia

    @ terry: grazie della visita e dei complimenti. Ricambio volentieri e ti aggiungo anche io ai miei blog amici.
    Ciao
    S&P

  12. Luca

    Caro Sig. sudorepioggia,
    noto che argomenti con fervente passione il caso Povia, nonostante ci sia molto altro di cui potersi occupare ma pare che ti stia particolarmente a cuore la novità dell’anno: la scoperta della “dittatura gay”.
    La “dittatura gay” è una nuova invenzione, ben congegnata o forse venuta fuori involontariamente.
    I gay sono una categoria perseguitata da sempre, dal medioevo ai giorni nostri.
    Chi dice che oggi i gay non siano più discriminati e vessati mente e lo sa bene.
    L’invenzione della “dittatura gay” nasce per contrastare una pericolosa consapevolezza che serpeggiava da un po’…cioè che i gay non facessero le vittime ma che lo fossero sul serio.
    Bisognava inventarsi qualcosa per poterli aggredire a ragione, senza sensi di colpa, così si sono inventati i gay dittatori che impongono ideologie e stili di vita e censure…ora si che ce la si può prendere con i gay e sfogare i più volgari istinti reazionari senza sentirsi più in colpa nè essere tacciati di crudeltà o chiusura mentale!
    Che la canzone del fallito di cui si parla sia stato un mezzuccio volgare e subdolo per vendere 3 dischi in più è chiarissimo a moltissime persone, molte più di quanto credi e (miracolo) soprattuto eterosessuali, quindi non colpite direttamente dal danno morale vergognoso che il pupazzo ha spietatamente procurato a migliaia di persone e famiglie.
    I reazionari difensori della libertà di parola dell’ultima ora come te, invece, sono quelli che hanno abboccato come pesci, e in Italia siete in tanti, pertanto ha vinto facile, come nella pubblicità del torero con la pecorella.
    Gli argomenti a difesa sono sempre gli stessi e nonostante siano di una inconsistenza e di una banalità disarmante, sono ancora sostenuti da molti, con i lucciconi agli occhi:la frase della canzone che premette di non parlare di guarigione (ma per chi ha un cervello pensante è chiarissimo che quella frase è in chiara contraddizione con tutto il resto della canzone), che è la storia di uno e non di tutti etc…etc…
    A parte il messaggio fuorviante e dannoso che trapela in maniera innegabile, forse non sapete che il vostro idolo dopo S. Remo ha partecipato a diverse ospitate in cui ha sostenuto la possibilità di “cambiamento” da omosessuale ad eterosessuale e si è espresso contro le richieste di diritti degli omosessuali facendo riferimento al fatto che le eiaculazioni nel retto non diano figli (la classe non è acqua, daltronde).
    Si da anche arie da ribelle, come se avesse avuto il coraggio di metetrsi contro chissà chi, in realtà ha solo avuto la furbizia di metters contro una categoria debole ma che al tempo stesso è capace di fare gran casino…avrei voluto vederlo contro i VERI potenti.
    In effetti c’era bisogno, in un’ Italia culturalmente indifesa, che qualcuno urlasse da un palco seguito da milioni di italiani che i gay possono diventare eterosessuali e sposarsi.
    Un adolescente gay, privo di spirito critico perchè troppo giovane e terrorizzato penserà di poter “guarire” e soffrirà forse per sempre nel non riuscirci.
    Genitori privi di spirito critico perchè ignoranti si daranno a vicenda colpe inesistenti per aver “provocato” l’omosessualità del figlio, ci saranno perfino madri che si colpevolizzeranno per aver “amato troppo”.
    Bulli privi di spirito critico perchè semplicemente delle teste di cazzo avranno motivi in più per vessare e operare violenze a danni di omosessuali perchè quei porci se volessere potrebbero pure guarire ma non vogliono.
    Ma a voi cosa importa?Lo spirito critico costa fatica, bisogna pensare e voi non ne avete voglia e tempo, soprattutto per qualcosa che non vi riguarda.
    Ma tu il tempo te lo sei preso per difendere entusiasticamente un criminale…ed è stupefacente come lo spirito critico non ti abbia neanche sfiorato per sbaglio mentre scrivevi banali scontatezze falsamente democratiche.
    E’ da imbecilli (e lo sottoscrivo) considerare poco democratico poter raccontare come positiva la storia di un cambiamento da etero a gay e non il contrario…NON è la stessa cosa, lo sai benissimo, NON lo è.
    Potrei mettere su motivazioni trite e ritrite, come il fatto che si sente solo di etero che diventano gay e che il contrario sia fantascienza, che i gay che prima erano etero in realtà erano solo repressi dalle aspettative sociali e familiari, e che i 4 esaltati che dicono di aver fatto il percorso contrario dicono di esserci riusciti a suon di rosari e preghiere…ma non mi interessa più di tanto affermare concetti che molti, te compreso, non possono capire.
    Mi interessa ribadire che la furbata più oscena e inaccettabile che si è sentita in quest’occasione è che gay-etero o etero-gay sia la stessa cosa, e se i gay starnazzano perchè per loro va bene solo etero-gay è perchè vogliano “pubblicizzare” l’omosessualità e andare contro la famiglia tradizionale.
    La canzone del fallito è stato uno degli attacchi più gravi e meschini alla dignità di persone omosessuali mai operato in Italia, perchè è stato subdolo, facile a qualunque rivoltamento di frittata e soprattutto “falsamente” democratico.
    Vi costerebbe troppa fatica mentale riuscire a capirlo, non sfozatevi troppo, non vorrei procurarvi un’ emorragia nasale.
    Daltronde neanche la potentissima lobby gay può obbligarvi a pensare, quella lobby talmente potente che in Italia non è riuscita a conquistarsi lontanamente neanche uno straccio di diritto, che viene continuamente offesa da personaggi dello spettacolo e della politica che rimangono rigorosamente impuniti e che ancora deve porsi il problema di guardarsi bene intorno prima di prendere il proprio compagno per mano in pubblico o dargli un bacio sulla guancia.
    Eh, la potentissima dittatura gay, non se ne può proprio più.

    PS. La signorina di sopra che difende quelle che sono anche le mie ragioni ma che alla fine specifica “per carità, non volevo certo tutelare i gay”…bella non sarebbe peccato, sai?
    PS.PS. Grillini ha tutte le ragioni, è soltanto maldestro.Meglio un “dittatore” maldestro come lui che nessuno.

  13. La signorina di sopra, se intendi me ovviamente, con quella frase intendeva semplicemente dire che (e considera che di base sono una che da anni litiga per difendere l’omosessualità in genere) la mia indignazione non era solo una reazione a difesa degli interessi di “quella categoria” ma indignazione generale.

  14. @ Luca: vedo che una risposta ti è già arrivata dalla persona che citavi. Mi sembra che abbiamo posizioni talmente diverse che sia poco utile entrare nei dettagli, ma ci provo.
    La storia di Povia è importante, in generale, per misurare il grado di censura insito nel buonismo-politically correct e per la vicenda in particolare, quindi per parlare dell’influenza del movimento omosessuale. L’influenza culturale e politica di quest’ultimo è a mio giudizio molto significativa, e spesso non positiva, almeno per quello che considero il bene della società. Spesso non positiva anche per i gay stessi. Mia personale opinione.
    Gli omosessuali sono stati senza dubbio perseguitati in molte epoche storiche e, in maniera terribile, nel secolo scorso. Anche la persecuzione pseudoscientifica dell’ottocento, che si è trascinata anche nel secolo scorso, è stata terribile. Questo crea un diritto ad essere protetti, non a vantare un credito rispetto ad altre cose: non lo penso neanche nel caso degli ebrei. Per esempio, le passate sofferenze non giustificano per me le adozioni da parte delle coppie gay, se queste non vanno bene per i bambini. Inoltre, proprio le esperienze passate dovrebbero vaccinare i gay da tirar fuori le stesse cose, ad incominciare dalla robaccia pseudoscientifica sentita a Porta a Porta, benché detta da un sessuologo.
    Della tirata sullo sfogo di chissà quali istinti non so che dire perché non l’ho vista e non la riscontro. Semmai certe tirate di Grillini fanno girare le palle agli italiani, quello sì. Sorvolo sugli insulti. Comunque che sono un reazionario me lo segno.
    Non entro nelle frasi sul tipo di rapporti intimi – che però mi sembra un fatto. Povia ha sostenuto che è possibile passare da esperienze o identità omosessuali ad una vita eterosessuale? Credo che abbia fatto bene, perché è vero. Ovviamente per chi lo desidera, e magari solo in certe forme di omosessualità. Non vedo lo scandalo.
    Forse è il caso che tu, come Grillini e tutto il movimento omosessuale, prendiate atto che il passaggio di cui sopra accade. E’possibile; qualcuno ci arriva con la preghiera, altri con altri metodi (per quello che ne so). Del resto non ci vedo nulla di strano.
    Sì, ho pensato a quello che dici. Le illusioni, le pressioni in famiglia, ecc. Questo tra i tanti insulti e le tante assurdità, come ho scritto, è un argomento che potrebbe essere valido. E’sicuramente un passaggio raro, non semplice e meno immediato del passaggio contrario. Ma il punto non è questo: è che ci deve essere la massima libertà di cercare la propria identità anche sessuale. Senza dubbio è una ricerca personale, che riguarda la propria vita, l’amore, le proprie scelte. Che purtroppo il movimento omosessuale alla Grillini non dovrebbe cercare di conculcare. La propria ricerca è un viaggio, che non può essere negato a nessuno. In Arkeon, per esempio, credo che abbiamo visto tanto che questo viaggio interiore, dove si ricerca, nei limiti della legge e dell’autoconservazione si capisce, la propria identità è importante. Il problema è che voi volete togliere la libertà a questo viaggio. Invece, io la affermo. Questo viaggio di libertà è comunque di separazione dei genitori; quindi, nel far benedire l’omosessualità ai genitori a priori, secondo me, togliete la libertà. La propria identità, comunque, deve essere una conquista, qualunque essa sia. Ci sono i genitori che vogliono opprimere i figli? Vero, ma questa è un fronte su cui siamo dalla stessa parte (fissate alcune condizioni).
    Continuo a non capire perché non puoi rispettare le persone che sono passate dall’omosessualità all’eterosessualità, come pretendi per il passaggio contrario. E’vero la famiglia tradizionale è formata da un padre di sesso maschile, da una madre di sesso femminile e dei figli. Credo che sia giusto, e debba rimanere, così. Il che non mi spinge a perseguitare chi non si sposa o chi forma relazioni d’amore diverse.
    Non mi sembra che dici molto altro, a parte la pletora di insulti e di accuse perché, immagino Albano (tra i pochi a difendere Povia peraltro) ha detto che preferirebbe avere un figlio eterosessuale. Anch’io peraltro. Che non è una negazione d’amore, ma un’idea dell’essere umano. Che non mi impedisce di avere rapporti di amicizia e di massimo rispetto per chi è gay. O di prendere in considerazione l’idea di sbagliarmi. Ma per ora la penso così.
    Grillini: io ho espresso la mia, tenetevi ovviamente il leader che vi piave e vi rispecchia.
    Ciao
    S&P
    PS: se vuoi scrivere ancora, perfavore evita gli insulti

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  16. Luca

    Caro Sudorepioggia,

    c’è un punto fondamentale che non hai colto o che forse io non sono stato bravo ad esprimere: io sono per la LIBERTA’ di ognuno di essere sia ciò che E’, sia ciò che VUOLE ESSERE.
    Nessuno può impedire a chiunque di “guardarsi dentro” e di accoppiarsi con chi gli pare.
    Il fatto che l’Arcigay “non dia la libertà” ad un giovane con pulsioni omosessuali di considerare altre opzioni è un’invenzione recente, ma un’ INVENZIONE appunto, semplicemente perchè anche se volesse NON potrebbe impedire nulla a nessuno.
    Un giovane dovrebbe essere tranquillizzato, gli si dovrebbe dire che qualunque strada prenderà la propria sessualità non dovrà mai vergognarsi di nulla, dovrebbe essere incoraggiato affinchè faccia serenamente esperienza tra la gente, con le amicizie e le esperienze di vita che in modo naturale gli diranno chi amare.
    Anche se una volta manifestatasi l’omosessualità non cambia più sponda, io sono per un consiglio neutro, perchè la sua strada la troverà comunque. Sono al massimo per un sostegno psicologico durante questo cammino ma che sia sempre e comunque NEUTRO.
    Non sono d’accordo a dire immediatamente a un quindicenne “sei gay, fattene una ragione” perchè potrebbe essere ancora troppo fragile per accettarlo, TANTOMENO a dirgli “puoi CURARTI e passare all’eterosessualità”, perchè in tal caso passerà i migliori anni della sua vita (e probabilmente tutta) ad odiarsi e a sperare di “guarire” da qualcosa che invece fa parte di lui e come tale non può essere cambiata.
    In definitiva:”non è detto che tu sia gay, ma anche se sarà non devi preoccuparti, non c’è nulla di male”.
    Questo dovrebbe dire anche un genitore, non come dici tu “benedire l’omosessualità del figlio a priori”.
    NON benedirla cosa vorrebbe dire invece??Mandarlo da uno pseudo-specialista caricandolo della responsabilità di dover “guarire”anche per loro, giusto?
    Il ragazzo adolescente dovrebbe andare alle sedute e tornare a casa incontrando lo sguardo entusiastico e speranzoso dei genitori che cercano di capire se sia gia un po’ cambiato e stia già pensando alla fica in maniera un po’ diversa.
    Forse ti stupirà, ma sono addirittura per la libertà di una persona omosessuale di scegliere di stare con qualcuno di sesso opposto.
    Di certo non avrà mai la mia stima, perchè TUTTI gli omosessuali (e bisessuali) per favorire riconoscimento e rispetto di questa condizione dovrebbero partire da uno sforzo (anche minimo) di visibilità generale…al contrario di come è oggi in Italia in cui solo un 10% della categoria si dichiara e il resto rimane nell’ombra, lasciando credere agli etero che gli omosessuali siano una ridicola minoranza chiassosa di pochi soggetti sparsi qua e là.
    Nonostante ciò, non gli toglierei mai la libertà di farlo, perchè è una scelta personale anche quella e non ho nessun diritto di metterci bocca: non ti stimo per la tua vigliaccheria ma devi essere libero anche di essere un vigliacco.
    La “libertà” di Povia, invece, di diffamare l’omosessualità “pubblicizzando” l’eterosessualità a DISCAPITO della prima (lui SI che PUBBLICIZZA l’eterosessualità come una marca d’abbigliamento) mentre il riconoscimento e la dignità sociale dell’omosessualità procede a fatica, lentissimamente e sempre sul filo di un rasoio è tutta un’altra storia.
    Dapprima c’è da evidenziare con quanta scorrettezza e volgarità è stato trattato l’argomento.
    Se il cantantucolo durante un talk-show avesse fatto un qualunque riferimento a una qualunque delle ospiti presenti sulle presunte eiaculazioni del loro uomo nella loro vulva sarebbe stato linciato, ma ha potuto citare indisturbato le (sempre presunte) sterili eiaculazioni rettali che praticano tra loro gli omosessuali maschi come ragione per la quale non devono avere nessun diritto alla paternità.
    Voglio far notare, a te che consideri volgari i miei “insulti” del post precedente ma che consideri normale una abberrazione del genere dicendo che “in fondo è un dato di fatto” che:
    1)come ho detto prima è una volgare indecenza e mancanza di rispetto per le persone omosessuali che in caso si fosse consumata verso qualunque altra categoria gli avrebbe procurato il linciaggio, ma contro i gay è lecito rovesciare indisturbati valanghe di merda con un sorriso ebete sulla faccia ;
    2)oltretutto, non è assolutamente un argomento pertinente dato che la capacità o meno di avere figli non è mai stato un requisito rilevante, coppie etero che siano sterili o meno (e qualunque pratica usino in camera da letto) possono adottare;
    3)ha completamente ignorato le donne lesbiche che non si “vengono dietro” e che di uteri fertili ne hanno addirittura 2 e possono procreare quando e quanto gli pare.
    In definitiva, la mia “volgarità” nell’affermare che Povia sia un gran figlio di puttana è motivata e fondata, la SUA volgarità nel negare l’esistenza di un mio eventuale e naturale istinto paterno sulla base delle pratiche rettali che (secondo lui) pratico tra le mura di casa mia, è GRATUITA.
    Si chiama:VOLGARITA’ GRATUITA, ovvero fine a se stessa, priva di argomenti validi, praticata al solo scopo di offendere.
    Ci siamo?
    Postilla: non ho avuto lo stomaco di guardare Porta a Porta, ma per quanto ne so di “robaccia pseudo-scientifica” ne ha fatto sfoggio proprio Povia, proprio lui che non ha alcun titolo nè competenza per pronunciarsi in tale materia.
    Altro punto: io rispetto anche chi non è d’accordo con le adozioni da parte di due uomini o due donne (che dittatore militante che sono, vero??) perchè credo che le perplessità in merito siano legittime, le avevo anche io fino a poco tempo fa.
    Ho cambiato idea, soprattuto considerando che nessuna apocalisse è accaduta nei paesi dove l’adozione è concessa da molti anni, ma rispetto chi ha ancora un certo timore per una possibilità del genere.
    Rispetto meno (anzi per niente) la tua affermazione secondo la quale un genitore gay tollererebbe che qualcuno abusasse di suo figlio, vista la contestazione alla canzone del poveretto che parlava di un adulto abusante.
    Caro amico, non so gli altri ma se io avessi un figlio e venissi a sapere che qualcuno si sia permesso di torcergli un capello lo cercherei io stesso per mangiargli il cuore, mentre se sapessi che mio figlio MAGGIORENNE sta con qualcuno/a molto più grande di lui, più che cercare un dialogo non farei, perchè ha diritto alle sue esperienze.
    Contestando quella scandalosa canzone non si sta automaticamente legittimando l’eventuale abuso di cui si parla nella canzone stessa, questo è un’altro sporco rivoltamento di frittata tipico di voi sostenitori che vi arrampicate sugli specchi, ma devo darti merito che questo l’ho letto solo da te ed è forse anche il peggiore di tutti.
    Altro punto: ho notato che trovi la promisquità dei gay qualcosa di cui non andare fieri e ti faccio un’altra rivelazione che ti sbalordirà: gli uomini gay sono promisqui tanto quanto quelli etero, nè più nè meno.Le donne sono meno promisque degli uomini, etero o lesbiche che siano.
    A parte ovvie eccezioni, questa differenza è innegabilmente sotto gli occhi di tutti.
    La differenza è che gli uomini etero hanno l’istituzione del matrimonio che fa da “freno”, (anche se la maggior parte continua anche dopo), mentre i gay un “freno” del genere (un “coronamento” giuridico alla loro unione che permetta di progettare) non lo hanno a disposizione, e ciò rende precaria anche psicologicamente la volontà di unirsi e mantenere i rapporti nonostante ci siano comunque molti casi di coppie solide, con l’aggiunta (non secondaria) di fattori di disturbo come l’omofobia sia esterna (sociale) che interiorizzata, proprio quei fattori che tu hai il gran coraggio di negare.
    Nonostante ciò, a dimostrazione della teoria (che può essere condivisa o meno) c’è da notare la forte monogamia della maggiornanza delle donne lesbiche.
    Pertanto, anche l’argomento della promisquità degli omosessuali è senza fondamento, questo anche a causa dell’immagine distorta dei gay nell’immaginario collettivo: con la parola gay ci si immagina immediatamente una decina di uomini muscolati con gli slips di paillettes che ballano su un carro, non una coppia di ragazzi con la panzetta, la barba e la maglietta dell’Oviesse (o due donne altrettanto “sciatte” e “normali”) che studiano, lavorano, pagano le bollette e affrontano la vita e i problemi di tutti.
    Ultimo punto, il presunto “passaggio” da omosessuali a eterosessuali.
    Se avessi subito capito che eri un sostenitore di Arkeon non ti avrei nemmeno scritto, non lo avevo notato dato che ho trovato questo post tramite un motore di ricerca, per caso.
    Pertanto credo sia anche inutile parlarne, anche se brevemente lo farò.
    Io credo all’ OMS che ha tolto ogni connotazione patologica all’omosessualità dopo decine di anni di studi, credo agli psicoterapeuti che sostengono che l’orientamento sessuale non si cambia a comando ma piuttosto ci si “riappacifica” con esso, e credo a quelli che sostengono di dover RIPARARE numerosi reduci delle cosiddette TERAPIE RIPARATIVE, che delusi dalle aspettative di “normalità” che gli erano state date sono caduti nel baratro della depressione.
    Sì, in un certo senso SCELGO di credere a ciò, ma NON perchè io sia gay, ma soprattutto perchè tutto questo (che mi limito a leggere da riviste, quotidiani e libri) è confermato dalla mia esperienza umana, sia personale che delle tantissime persone conosciute.
    Ho vissuto in piccoli centri e in grandi metropoli conoscendo persone di ogni tipo e in gran numero non mi è MAI stato raccontato nè detto di altri un passaggio da omosessuale a eterosessuale.
    Qualcuno ha avuto esperienze superficiali e sporadiche sotto l’influenza di una bella sbronza o di goliardìa o di curiosità giovanile, esperienze insoddisfacenti e isolate, ma nessuno ERA GAY e ora sta con LEI.
    Mentre ho conosciuto una folla di persone che si CREDEVANO eterosessuali e si sono capite e accettate in una fase più o meno avanzata della vita.
    Ora, tu sei libero di SCEGLIERE di credere che Arkeon fosse un gruppo di angeli benefattori,di credere che il passaggio da gay a etero sia POSSIBILE se lo si vuole, di credere a ciò che letto su internet (in cui c’è tutto e il contrario di tutto) ti fa più comodo e conferma maggiormente le tue idee religiose e ad ignorare fonti più autorevoli e attendibili…si sei liberissimo (e non te la sto dando io questa libertà, ce l’hai di tuo).
    Ma nel caso di Povia non si può parlare di libertà.
    Mi avrebbe lasciato totalmente indifferente se avesse espresso le sue volgarità omofobe SOLO in qualche intervista o in qualche talk-how, così come mi ha lasciato totalmente indifferente l’intervista omofoba di Al Bano su Vanity Fair.
    Ciò che trovo orrendo è che gli sia stato dato il palco dell’Ariston per farlo, e di conseguenza quando una canzone viene presentata in una manifestazione importante come quella se ne legittima automaticamente il contenuto.
    In parole povere, se la Rai ha permesso a Povia di cantare quella mostruosità ha tacitamente detto di essere d’accordo col contenuto e col messaggio della canzone, è ciò è inaccettabile, lo sarebbe in ogni società civile.
    Se omosessualità ed eterosessualità fossero sullo stesso piano avrebbe potuto avere un senso, ma la discriminazione è ancora fortissima e la diffusione e il consolidamento dell’idea che l’omosessualità sia una condizione patologica (perchè lo dice anche quella canzone, perchè lo ha detto anche la tv) era qualcosa di cui non si sentiva decisamente il bisogno.
    Affermare una presunta “par condicio” con gli eterosessuali (solita solfa, che al contrario non si sarebbe lamentato nessuno etc…etc…) è una scusa insensata e priva di fondamento volta solo ad affermare l’esistenza della “dittatura gay”, la più fantasiosa invenzione dell’anno dopo il Luca di Povia.

    Buona vita.

  17. @ Luca: innanzitutto, grazie di una replica così estesa ed articolata. Non siamo d’accordo su molte cose, ma è sempre benvenuta la critica che mi aiuta ad esaminare più profondamente le mie posizioni e, perché no, a cambiare idea.
    Prendo atto della prima parte. Direi che il punto centrale è aiutare un figlio a trovare la sua strada, la sua verità, con la consapevolezza che la risposta non potrà essere di tutti. Se ripenso ai mie anni di scuola, di omosessualità non si parlava, anche quando, studiando il mondo greco, i comportamenti omosessuali erano evidenti. Solo qualche professore di liceo ne aveva il coraggio, e lo guardavamo con tanto d’occhi. Non penso che questo abbia aiutato chi cercava allora di capire un’incipiente omosessualità. Non penso che oggi aiuti, invece, la teoria della geneticità o dell’irreversibilità, specie se applicata all’adolescenza. Non sono particolarmente interessato alla questione omosessualità, ma ai tempi di San Remo mi ero informato: resta solo una teoria.
    Chiedi giustamente cosa abbia inteso dire con quel padre che non la benedice a priori. Dico che un figlio, o una figlia, adolescente, rispetto alla sessualità come mille altre cose, hanno tanta confusione. Etichettare il proprio figlio o figlia, perché tanto è genetico o perché è successo qualcosa, mi sa di profondamente ingiusto. O anche solo dire l’importante è che sia felice. Almeno nell’adolescenza, la felcità può essere l’ebrezza dell’amore. ma non una condizione stabile; non la si vuole nemmeno. Come padre o come madre, credo che il compito sia accompagnare il figlio o la figlia nella propria ricerca, con affetto, presenza ed onestà. Non credo, visto che sollevi il punto, all’utilità di una terapia, di qualunque orientamento (terapeutico, non sessuale), salvo particolari sofferenze o richiesta del figlio/figlia. Oltre ad aver letto che l’efficacia delle terapie riparative o, come si chiamano, confermative, non è mai stata seriamente studiata, non sono molto convinto che un padre, ed una madre, se non distratti da altri problemi, non siano capaci di accompagnare i figli verso la propria verità, anche attraverso i contrasti. Anche perché la ricerca di sé, sotto altri aspetti, inizia fin dai primi anni di vita ed un po’di training lo si è fatti.
    E qui arrivo al tuo punto. Oggi, nella televisione o altrove, come ho scritto (es. Agedo), si fa passare la condizione omosessuale come qualcosa piovuta, a livello individuale, dal cielo. Una cosa che capita, che non merita altro che accettazione, o al massimo preoccupazione perché la società è stronza. Io non la penso così; non penso certamente che sia una malattia, ma penso che sia una condizione su cui anche i genitori devono interrogarsi. Come si interrogherebbero, magari inutilmente, di un figlio o di una figlia che non riesce ad avere relazioni, o cose del genere. Mi chiamerai folle, ma ritengo che il naturale compimento della solitudine dell’uomo sia la donna, e viceversa. Quindi, a mio giudizio, l’omosessualità, sotto questo punto di vista (e non sugli altri versanti della personalità), non è completa. Come non è completa una persona incapace di relazioni di amore che durano tutta la vita, che tradisce marito o moglie, ecc.. Capisco che questo possa ferire (ammesso che importi), ma è quanto ho maturato nella mia esperienza. Come per una figlia che non riesce a trovare l’uomo della sua vita, la reazione è di più amore, non meno; e comunque di cercare di capire che magari la mia visione è sbagliata, perché si tratta comunque di un mistero.
    Del resto, questa visione non dovrebbe scandalizzare. Anche all’interno del cristianesimo, ma anche in tante altre culture, castità e celibato sono viste come forme superiori, fino al matrimonio con Dio (io non sono d’accordo). Dunque che alcune forme di unione siano viste come più complete non è una novità.
    Non mi soffermo sul punto della scelta di vivere la propria omosessualità, pubblicizzandola o meno. Dico solo che mi sembra sacrosanto il diritto a non essere coinvolti in crociate, anche a fin di bene.
    Non mi interessa difendere quell’affermazione di Povia, che si poteva sicuramente risparmiare. Credo che la sessualità si possa vivere, in ogni tipo di coppia, in molti modi, a giudizio degli interessati. Nella sua volgarità, l’affermazione di Povia, però, riporta al centro un tema per me importante: il mistero, banalizzabile in ottica evoluzionistica ma per me carico di significato, dell’atto sessuale come incontro tra persone che si amano ma anche come fonte di vita e procreazione.
    Per quanto riguarda l’adozione delle coppie omosessuali, non ho veramente sviscerato il problema. Di sicuro non lo si può porre sul piano dei diritti degli omosessuali, ma dei diritti dei bambini. Sono certo che anche nelle persone omosessuali ci sia non solo il desiderio, ma anche la spinta alla paternità o alla maternità. Non solo, sono anche convinto che tanti omosessuali sarebbero (o sono, in realtà) buoni padri, o buone madri. Non credo che capiamo ancora abbastanza però delle unioni omosessuali per fare un passo del genere. Sono convinto, invece, che la condizione naturale della famiglia sia quella di padre, madre e figli. Ciò non significa che, dove per vari motivi questa non sia possibile, non si possa realizzare una paternità o una maternità valida. Di sicuro sono contrario alla caduta dei ruoli, del padre, della madre e del figlio, e dell’uomo e della donna.
    Non vado a rileggere la mia affermazione, ma, se è ambigua, la cambierò. Non penso che un padre od una madre omosessuale tollererebbe un abuso sui propri figli. Mi ha colpito che della realtà dell’abuso – di cui ho sentito parlare come vissuto reale in diversi contesti – nei confronti di adolescenti da parte di persone dello stesso sesso si parli così poco. Di conseguenza che su questo aspetto non si parlasse affatto in seguito alla vicenda di Povia, nonostante il testo della canzone. Perché la confusione di cui si parlava sopra, in quel caso, sarebbe centuplicata e renderebbe il percorso di esplorazione ancora più difficile e confuso, come del resto indica la canzone. No, mi opporrei in ogni modo, nel rispetto di un figlio o di una figlia appena maggiorenne, ad una relazione con un uomo o una donna maturi – che sia etero o omo.
    Capisco che omosessualità maschile e femminile siano molto diverse. Non posso pronunciarmi sulla monogamia. Ho avuto l’impressione, confermata anche di recente, che le coppie omosessuali non siano meno stabili, ma certamente meno fedeli, e che questo non sia un caso. Posso sbagliarmi, si capisce. Però le argomentazioni che adduci non mi convincono. Ho l’impressione più ferma, ma questa smentibile facilmente, che nel movimentismo omosessuale non ci sia un obiettivo fedeltà o stabilità. Penso anche che il matrimonio non risolva la questione. Di nuovo posso sbagliarmi.
    Non credo – correggimi se sbaglio – che tu sappia di Arkeon molto di più di quello che è stato riportato su internet sulla base di informazioni fornite da una “esperta”. Ho conosciuto il percorso per anni ed indubbiamente, su tante questioni compresa l’omosessualità (un aspetto peraltro molto marginale), si sono dette praticamente solo falsità. Mi ripropongo un post in merito che riorganizzi anche quanto altri hanno detto bene (ma puoi vedere da solo qui alcune cose). Anche in Arkeon le persone omosessuali rimaste nel percorso negli anni e che non si sono più riconosciute in quell’identità sono, a memoria, non più di due o tre. Quindi si tratta di qualcosa di raro, sono d’accordo. Nondimeno, al contrario di quanto racconti, ho riscontrato tante volte quanto le esperienze infantili ed adolescenziali banalizzate da Povia siano davvero associate all’omosessualità, non certo in una forma di necessarità, ma certamente molto spesso. Arkeon a parte, sembra che in America tale Spitzer abbia documentato centinaia di casi (ho letto il suo studio e mi sembra onesto). Ma anche nella storia questa situazione è riportata, al di là delle etichette. Ha tanta importanza? Sì, nel senso che l’essere umano è molto più complesso di quello che sembra e le vite umane sono straordinariamente sorpredenti (per fortuna).
    Sei libero di credere, dici,…. Solo su un punto ti fermo. In Arkeon c’ero e so dove sta la verità (non certo nelle accuse lanciate in TV da una serie di persone).
    Mi hai suggerito un secondo post, peraltro, sulla pervadenza della cultura omosessuale. Che mi piaccia o no, preferisco questa libertà alla censura. Ma quello che non concepisco è la mancanza di tolleranza per chi propone un messaggio diverso. Omosessuale è bello, dicono in tanti, perché non si può dire che eterosessuale è bello? Non condivido il vittimismo del “parlare bene dell’eterosessualità non si può perché altrimenti si rallenta l’accettazione”; sarebbe come dire che non si può parlare bene dei palestinesi perché l’antisemitismo non è finito. Non ha senso, è perlomeno una mentalità da riserva indiana. Con questo sarei in prima fila contro reali discriminazioni o abusi contro le persone omosessuali.
    Però, riporti in realtà un tema molto interessante: qual’è la concezione dell’unione tra uomo e donna nella cultura omosessuale? E’semplicemente, ho l’impressione, una delle possibili combinazioni di unione. Su questo io dissento. Per me è l’architrave della nostra civiltà. Liberissimo di dissentire, ma questa è la mia posizione.
    Ciao
    S&P

  18. Luca

    Caro Sudorepioggia,

    rispondo in ordine cronologico ai pochi punti fondamentali dell’ultimo post, ci tengo a farlo.
    Punto primo: i genitori non credo possano molto per quanto riguarda il cammino dei propri figli nel campo della sessualità.La sessualità rimane in una sfera privata che gli adolescenti hanno enormi reticenze a condividere, men che meno con i genitori.Non so perchè dici che associazioni come l’Agedo facciano sembrare l’omosessualità qualcosa “piovuta dal cielo”, si tratta semplicemente di un gruppo di genitori che hanno vissuto l’esperienza di dover accettare che il proprio figlio fosse omosessuale e che si propongono non solo di sostenere ed aiutare i propri figli nelle proprie battaglie (come per esempio manifestare insieme a loro) ma anche di aiutare a superare momenti difficili ad altri genitori di cui comprendono appieno il disagio.
    Io ci vedo amore, molto amore…tu ci vedi semplicemente dell’imprudenza e dell’approssimazione.
    “Qualcosa che capita e che non merita altro che accettazione o al massimo preoccupazione”, si, è esattamente questo, cos’altro credi che debba pensare un genitore?Interrogarsi? E su cosa??
    Su cosa credi che debba interrogarsi una donna di mezza età con la terza media che ha passato un’intera vita a cucinare, lavare piatti e pulire casa?O un operaio che non ha fatto altro che lavorare tutto il giorno?Dove pensi che queste persone possano prendere gli strumenti per interrogarsi su alcunchè?
    Ma anche se lo facessero… a cosa arriverebbero?
    Mi infastidisce decisamente l’ambiguità con cui tu e molti altri sostenete che secondo voi l’omosessualità non sia una malattia …PERO’…(la stessa ambiguità di Povia, tra l’altro, i cui fans lobotomizzati e privi di ogni capacità di ragionamento lo difendono sulla base del fatto che lui sostiene di non aver parlato di malattia, quando invece l’attimo dopo dice tutt’altro).
    Se credi che l’omosessualità sia frutto di traumi causati dai genitori allora secondo te E’ una malattia, è uno stato patologico e disturbato, sii onesto e dillo invece di cercare di esprimerti con una moderazione che alla fine ti tradisce.
    Che poi questa opinione faccia acqua da tutte le parti è un altro discorso ed è risaputo.
    Pensa solo alle famiglie italiane e allo sfascio morale in cui versano se non la maggioranza quasi.
    Su 3 figli omosessuali di genitori separati, o di madri oppressive, o di padri assenti,etc..etc.. ce ne sono altri 20 eterosessuali nelle identiche condizioni, compresi fratelli/sorelle di quegli omosessuali stessi.
    Esattamente come esiste una gran parte di omosessuali provenienti da esperienze familiari positive.
    Però se si incontra un omosessuale con un background familiare appena un po’ difficoltoso ecco lì che si punta subito il dito “hehe, è per questo che è gay”.
    Si tratta di guardarsi un attimo intorno e di farsi due conti, niente di più.
    E’ un mistero, come ammetti stesso tu, e come i tanti misteri della natura umana andrebbe accettato per ciò che è.
    E credi che le nostre menti finite possano scioglierlo?Addirittura 2 genitori di una famiglia media italiana dovrebbero averne la capacità?E’ decisamente surreale.
    In definitiva, che i genitori si interroghino su chissà cosa lo trovo perfettamente inutile. I genitori possono solo dare vicinanza e amore ai propri figli, dare un sostegno (se i figli lo richiedono), ascoltare e intervenire solo quando è strettamente vitale.
    Non dimentichiamoci che i genitori non sono l’unica fonte educativa: ci sono la scuola, la tv, le amicizie etc…etc…
    Il ruolo dei genitori è importante ma solo parziale.
    Sugli abusi, io ho un’altra visione.
    Anche lì credi che gli omosessuali siano privilegiati e che gli abusi uomo-uomo (più propriamente uomo-ragazzino) vengano COPERTI da chissà chi.
    Dalle mie parti in una certa zona del sud (ma credo dovunque) sono numerosi i casi di ragazze appena sedicenni che si fidanzano con ragazzi verso i 30 anni e anche oltre, tutto con il beneplacido delle famiglie.
    Anzi, i familiari delle ragazze sono anche più tranquilli se il fidanzato è più maturo e saprà meglio prendersi cura di lei.
    Io da genitore avrei le mie perplessità, ma il punto non è questo: è il concetto di ABUSO che in certi casi va rivisto.
    Un adolescente dai 16 anni in su può avere rapporti con chi gli pare purchè consensienti e non frutto di una sopraffazione anche solo morale (tipo ricatto, es. insegnanti o superiori in genere)infatti per legge viene detta “età del consenso” (spero di non sbagliarmi ma mi pare siano proprio 16 anni).
    Il caso di una ragazza di 17 anni che ha una relazione serena e consenziente con un uomo più grande non si può chiamare un abuso.
    Non dico che io da genitore non sarei preoccupato o contrario, ma OGGETTIVAMENTE non è un abuso, e non lo è neanche se gli interessati sono entrambi maschi.
    Pertanto anche in quella ridicola canzone sarebbe carino sapere quanti anni avesse il fantasioso Luca all’epoca della relazione con “l’ uomo più grande”, ma per quel che m’ importa…
    Il punto è un altro, è che si tende a gridare molto più facilmente allo scandalo quando si tratta di 2 maschi , anche se non si configura effettivamente alcun abuso.
    In secondo luogo, l’abuso è una violenza, un gesto di sopraffazione e tra uomini (a parte casi estremi come le carceri, ma lì NON si parla di gay) è praticamente inesistente.Si configura più che altro da uomini verso donne o verso bambini/e, le cronache parlano chiaro.
    Ad esser insabbiati sono più che altro crimini di pedofilia consumati in ambienti religiosi, ma lì ci addentriamo in un’altra questione che qui non è pertinente.
    Perciò stiamo attenti con la parola ABUSO. Portare addiritura ai media il dibattito di “presunti” abusi di ragazzi/uomini più grandi con adolescenti maschi…certo, ci sarebbe mancato solo quello!!
    C’è gia una fantasiosa associazione nata chissà dove tra omosessualità e pedofilia, ci mancava proprio un dibattito simile dopo tutte le porcherie che ci siamo gia dovuti subire prima e dopo lo schifoso San Remo di Povia.
    Se proprio si vuol parlare di relazioni tra adolescenti e persone più mature lo si faccia in maniera NEUTRA, senza specificarne il sesso, semplicemente perchè non c’è alcun motivo di distinguere se tali relazioni siano omo o eterosessuali.
    Passando brevemente sulla presunta maggiore “infedeltà” e “instabilità” da parte dei gay, ti assicuro che è diffusissima la volontà di un rapporto stabile e duraturo tra gli omosessuali, diffuso sicuramente molto di più della volontà opposta, sicuramente diffuso nè più nè meno che fra gli etero.
    Che poi le difficoltà per realizzarlo siano di più mi sembra innegabile, ma se le motivazioni non ti convincono non ci posso fare granchè.
    Tra quelle che ti ho dato ne ho mancata una molto importante: essendo gli omosessuali una minoranza diminuiscono anche drasticamente le possibilità di trovare la persona giusta per la vita.
    E’ evidente quanto sia già difficoltoso per chiunque, c’è solo da immaginare quanto lo sia se le possibilità diminuissero ulteriormente circa del 90%.
    Ma tra le altre cose, se una persona (OMO o ETERO che sia) fa una scelta di castità o al contrario passa l’intera vita senza una relazione stabile ma senza far male a nessuno nè più nè meno degli altri, merita forse di essere giudicata per questo?Ha forse meno dignità?
    Arrivando all’affermazione che “il rapporto uomo-donna sia l’ architrave della nostra società”,se intendi che tale rapporto è l’unico a portare avanti la procreazione, allora tutte le preoccupazioni in merito sono inutili: uomo e donna continueranno a procreare, gli omosessuali rimarranno sempre nella stessa percentuale e pertanto il mondo non corre il rischio di estinguersi ma, al contrario, di sovrappopolarsi (una piccola curiosità: nei paesi in cui sono legalizzati i matrimoni gay esiste anche un tasso di natalità più alto).
    Se invece per “architrave” intedi che solo l’unione dell’uomo con la donna è capace di generare amore e di contribuire socialmente in maniera positiva, ovviamente dissento.
    La MANCANZA DI TOLLERANZA DI CHI PROPONE UN MESSAGGIO DIVERSO è in assoluto tra i tuoi argomenti quello più confutabile di tutti.
    “Omosessuale è bello” che “dicono in tanti” (…davvero?) vorrà forse dire che “omosessuale non è una cosa brutta”, c’è da fare un minimo sforzo di interpretazione ma neanche tanto faticoso.
    “Eterosessuale è bello”, è un’altra cosa, te lo spiego.
    Se Povia avesse raccontato una storia travagliata di un povero cristo tra droghe, galera, violenze, depressione, chi più ne ha più ne metta….e alla fine si fosse concluso con la serenità e con un matrimonio, non avrebbe trovato da ridire nessuno, anzi, quel matrimonio ETEROSESSUALE avrebbe potuto essere perfino applaudito anche da me e forse addirittura dal maldestro Grillini.
    Non capisco come mai tu non capisca (o finga di non capire) una cosa semplicissima: che non è stato il “parlare bene dell’eterosessualità” che ha offeso gli omosessuali (e non solo) ma il PARLAR MALE DELL’OMOSESSUALITA’ PARAGONATA AD ESSA.
    L’aver diffuso che il periodo BUIO del protagonista fosse stata l’omosessualità e che con un cambiamento (insisto, fantascientifico) all’eterosessualità abbia potuto “redimersi” e trovare la felicità.
    Non è il PARLAR BENE DELL’ ETEROSESSUALITA’ che si contesta, ma il DIFFAMARE L’OMOSESSUALITA’ A FAVORE DELLA PRIMA, è una differenza così difficile da assimilare?

    Saluti.

  19. @ Luca: per quanto riguarda i genitori, non credo che sia una questione di cultura, ma semplicemente di amore, come dici, di presenza e di dialogo (inteso prima di tutto come ascolto silenzioso). L’Agedo sostiene che l’omosessualità non c’entra nulla con la storia familiare, anzi mi sembra sposi pure le teorie genetiste. Ovviamente, il punto non è far sentire qualcuno in colpa di qualcosa, ma non chiudere la porta alla compresione (vestire un bambino maschio da femmina c’entra? forse un po’sì). Penso che la famiglia di origine ha molto della spiegazione di ciò che uno è da adulto; ed è utile tornarvi a comprendere da dove si viene.
    Per una pacificazione vera dell’omosessualità, come per tante cose, credo che in ogni caso dalla famiglia di origine si deve passare. Certo a volte questo è impossibile per ottusità – che si trova anche contro scelte di lavoro o di matrimonio non consone. Ma la maggioranza delle famiglie vogliono capire. E comunque un figlio deve avere la benedizione, purché autentica, del padre, perché tutto sia pacificato.
    La causa dell’omosessualità non può essere familiare altrimenti ci sarebbero molti più omosessuali? E allora se è genetica, perché i figli di eterosessuali possono venire omosessuali? E se è genetica o legata alle influenze ormonali in gravidanza, perché gemelli e fratelli non sono tutti omosessuali? Quindi se si banalizza, non si va da nessuna parte. Avere rapporti non protetti aumenta il rischio di malattie trasmesse sessualmente, ma non tutti quelli che hanno rapporti non protetti si ammalano. E allora? Non è più vera la prima affermazione? Ci vorrebbe un minimo di serietà – non parlo tanto di te, ma di tutto il movimento omosessuale – per esaminare la questione. Che non c’è, anche per ragioni politiche. Molto più semplice far accettare socialmente l’omosessualità se è genetica, piuttosto che se ha altre cause. La tattica funziona. A me sinceramente non importa; ognuno si dà la risposta che vuole. Quello che mi sta sulle palle è che uno sia obbligato a credere a teorie che – me le sono guardate per il caso Povia – in realtà fanno almento altrettanta acqua di quella familiare.
    Sul tema dell’abuso, ribadisco che, a 16 anni (soprattutto) come a 18 anni, una relazione con una persona di 15 o vent’anni più grande è comunque controindicata. Lo sono soprattutto le relazioni in cui, independentemente dal sesso o della combinazione sessuale, la ricerca non è di un compagno/a ma di una “proiezione” paterna o materna. Sorvolando su alcuni dettagli, avrei esattamente la stessa posizione su una 30enne che, sfruttando comunque l’età maggiore, ha una storia con un 16-18enne, che magari sta cercando la sua strada, magari anche in senso omosessuale. La fragilità dell’adolescenza è grande e chi se ne approfitta è un poveretto, un poveretto che comunque fa del male (non propongo nuove leggi per carità, ma è una questione morale). Anche qui, se mio figlio o mia figlia, ancora nell’adolescenza, cercasse questo tipo di relazione, mi domanderei il perché; perché, per me, non è un corso naturale. Per quanto riguarda le relazione uomini-ragazzini, non ho dubbi che ti sbagli: da Wilde a Pasolini, c’è una lunga tradizione. Non penso che sia pedofilia in senso tecnico. Non ho comunque elementi per dire che la situazione omosessuale sia peggio di quanto accade tra uomini e ragazzine; di sicuro è una realtà di cui il movimentismo omosessuale non ama parlare, se non quando sono coinvolti preti cattolici. Ma non sono certo i soli.
    La violenza tra uomini esiste, eccome, ed è ampiamente documentata. Poco importa; mi colpisce ora come quando ho scritto il post che una relazione ragazzo-uomo come quella descritta nella canzone vada archiviata, o almeno vada taciuta, come elemento normale dello sviluppo sessuale. Per me, recisamente no.
    Malattia no. Lo dico io, lo dice Povia. Un uomo di 50 anni che fa il playboy per me non è malato, magari è anche simpatico, intelligente e, senza dubbio, ha tutto il diritto di fare la vita che sceglie. Però che abbia uno sviluppo emotivo armonioso non potrei dirlo. Per me è la stessa cosa, anzi per certi versi credo che l’omosessualità sia più completa.
    Sei tu, piuttosto, che non accetti un’altra visione dell’omosessualità, che, come tanti altri, gridi “malattia, malattia” a chiunque non sposi la teoria dell’omosessualità genetica/innata.
    Fedeltà/stabilità. Sarebbe importante conoscere storie e situazioni. Degli omosessuali conosciuti nella mia vita, diversi hanno relazioni stabili, pochi fedeli. Al contrario delle relazioni eterosessuali. Poi magari non ne so semplicemente abbastanza. C’è una coppia testimonial Arci-gay che dica siamo insieme da cinquant’anni e non ci siamo mai traditi? Se c’è, sarebbe bene tirarla fuori.
    Mah, la persona giusta è comunque rara. La si trova o non la si trova, non è, salvo casi estremi, questione di numeri. Stando a Grillini e C., gli omosessuali sono il 10% della popolazione. Anche con l’1%, ci sarebbero 600.000 italiani tra cui scegliere, più di quante persone del sesso opposto si trovino a Bologna a disposizione di un ragazzo. Non mi sembra poco.
    Una persona che fa una scelta di castità ha il mio rispetto. Tuttavia, in alcuni casi, mi è sembrato che fosse una fuga dall’esperienza dell’amore piuttosto che una vera scelta. Mi dice che, sotto questo aspetto, quella persona non si è voluta confrontare con l’amore. Per me, qualcosa non ha funzionato, su quel fronte. Il che non altera minimamente il rispetto.
    Per quanto riguada l’architrave, non intendo dire né l’una, né l’altra cosa, anche se la prima si avvicina di più. Intendo dire che da millenni è riconosciuto che la famiglia è il nucleo della società. La sua valenza non è solo riproduttiva, ma anche culturale. Per cui la si custodisce come il bene più prezioso, e la si protegge. Oppure si dice che è in via di superamento.
    Per quanto riguarda l’ultimo tuo punto, provo a riesprimermi. Hai in parte ragione. Povia dice che l’omosessualità non è necessariamente il punto di arrivo, non è necessariamente la strada alla felicità per tutti, ma per qualcuno – almeno uno – è stata una gabbia. Che è quanto il movimento omosessuale dice da sempre a riguardo dell’eterosessualità per alcune persone (che soffrono e soffrono poi si accettano e stanno bene). Questo credo che per parte del movimento gay sia inaccettabile: che anche il percorso inverso sia non solo possibile, ma anche sia un percorso di libertà. E’questa possibilità che non viene accettata. A mio avviso, con tutte le cautele per non creare illusioni o costrizioni familiari, senza motivo.
    Insomma, di nuovo, la canzone di Povia ci dice che non è tutto così semplice, che chi vuole, può interrogarsi e trovare una risposta. Il proprio destino o la propria strada sono un frutto di una ricerca e ci sono molte meno cose scritte su di noi di quanto ci si faccia credere. Che sia la sessualità, il lavoro, il carattere, o quant’altro.
    Ciao.
    S&P

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