Povia ha messo il dito nella piaga?

Non vorrai mica trovarti una fidanzata adesso!

Non ci provare a dare retta a Povia!

C’è tanta confusione in queste ore intorno alla canzone di Povia: dichiarazioni (ci si sono buttati persino i politici!), pareri, pensieri, opinioni, Arci-gay che inizia ad ottenere le contropartite, cioè Benigni (che comunque ha fatto bene a ricordare le sofferenze patite dagli omosessuali), intervista a Grillini e poi vedremo che altro…

Una cosa che mi fa ridere (o piangere) è che una serie di giornalisti – dall’Unità, al Corriere, alla Repubblica – giudicano da zero, anche musicalmente, o addiritutra la peggiore di sempre dei festival di Sanremo la canzone di Povia. A molti altri è piaciuta la canzone. Non è che alla fine Povia ha ragione? Non è strano che chi aveva già condannato i testi ora condanni a priori la canzone? Da un giornalista, almeno del Corriere, mi aspetterei un minimo in più. Forse non imparo mai (ma l’attivismo nell’attaccare Povia dalle imitiziani di vecchie canzoni al Darfur inizia a diventare patetico).

Terribili, ovviamente, anche i blog che si sono lanciati contro gli omosessuali. Come si fa a non stare dalla parte di Grillini quando si sentono certi insulti?

Noto poi anche un paradosso divertente: Tempi, un settimanale cattolico e di destra, si ritrova a difendere la libertà sessuale. E’la misura, da una parte, dell’intolleranza di Grillini e company. Anche se, dall’altra, io ci credo poco che, in ambito cattolico soprattutto di gerarchia, si sia scelta la libertà non per motivi di convenienza momentanea.

Ma, mi sono chiesto, perché l’Arci-gay, perché Franco Grillini dà fuori? E’solo arroganza ed intolleranza di un nuovo ayatollah? O Povia ha messo il dito in una qualche piaga? Così mi sono messo a cercare in rete qualcosa che avesse senso.

Sono andato a vedermi il sito dell’Arcigay. E ho iniziato a capire una parte del problema, con l’aiuto di una dose massiccia di Google.

In sostanza, da decenni, a livello mondiale, il movimento omosessuale militante ha puntato sul fatto che l’identità omosessuale sia, se non genetica o determinata dall’ambiente fetale o infantile, fissa ed irreversibile. Essere omosessuali sarebbe come essere neri, bianchi o gialli. Perdipiù siccome il condizionamento sociale fa sì che le persone vogliano essere eterosessuali, qualsiasi pulsione omosessuale è la prova di essere irreversibilmente gay. Se c’è un momento di crisi, va subito rintuzzato, anche terapeuticamente, nel senso di ritornare all’identità omosessuale. Punto. E guai a chi dice il contrario.

Come una religione assoluta, chi varca la soglia, non può più tornare indietro.

Il movimento omosessuale ha quindi cercato un riconoscimento su queste basi. Visto che alcuni omosessuali hanno anche rapporti con persone dell’altro sesso, introduciamo una terza categoria, i bisessuali (anch’essi immutabili). In fondo è lo stesso modo con cui trovano un equilibrio i paesi musulmani: va bene essere cristiani, lo tolleriamo, ma se hai fatto il passo di convertirsi all’Islam, non puoi tornare indietro, pena l’apostasia con tutte le conseguenze del caso.

Ora il problema è che questa teoria non funziona, almeno non del tutto. Da sempre, la storia ci insegna che l’identità sessuale è fluida, e che la storia familiare ha una grande influenza su questo aspetto dell’essere umano, come su tanti altri. Studi scientifici recenti hanno documentato che le persone cambiano orientamento sessuale nei due sensi, nella loro vita.

Era quindi da attendersi che il  problema saltasse fuori e che ci fossero delle “vittime”, delle persone prese tra la realtà (la fluidità delle esperienze e dell’identità) e la teoria (l’assoluta fissità). Per il movimento omosessuale, questo, le persone incastrate dalla teoria, sarebbe, in qualche modo, un prezzo da pagare.

Io credo che non sia onesto tacere ad un giovane, o ad una giovane, che quello che avverte come attrazione omosessuale (od eterosessuale) può non corrispondere alla sua identità, soprattutto se c’è un vissuto traumatico alle spalle – cosa che invece l’Arci Gay considera doveroso fare.

Capisco che fare questa ammissione ha un prezzo. Il prezzo è aprire il vaso di Pandora dell’omosessualità, dove ci sono probabilmente mille pulsioni, mille modi di vivere, mille gioie e mille sofferenze – alcune delle quali trovano soluzioni nel passaggio all’eterosessualità. Si rischia e, questo lo riconosco, si presta al fianco alla Chiesa che, su queste cose, a mio giudizio, la libertà non l’ha tanto imparata.

Ma è un rischio necessario.

In fondo, tutti noi ci domandiamo se le scelte che facciamo sono giuste o sbagliate, frutto di un condizionamento oppure autentiche e portatrici di felicità (per inciso questo si faceva ad Arkeon). Voglio fare (o non voglio fare) l’astronauta per far felice papà o perché lo voglio davvero? Ho sposato Gianni perché piaceva a mamma o perché piaceva a me? Mi sento attirata da Pina e stare con lei mi renderà felice oppure mi è solo mancata mia madre e devo restare sposata con Marco? Io non vedo come i gay possano negare il diritto a queste domande a chiunque, ma soprattutto a chi è nell’incertezza dell’adolescenza o della giovinezza.

Può darsi che in alcune famiglie ci sarà qualche pressione in più a causa di Povia. Può darsi. Può anche darsi, però,  che qualcuno si interroghi più a fondo sui perché del proprio sentire e non vedo che cosa ci sia di male. E soprattutto non si senta ingabbiato in un determinismo magari fasullo, ma piuttosto libero di capire cosa sente, e cosa è.

PS: tra tutte le considerazioni, quella che mi lascia più perplesso è quella dell’Agedo (Associazione genitori omosessuali). Io la intepreto nel senso di avevamo fatto tanto per convincere i genitori che i figli erano omosessuali e basta e che loro genitori non c’entravano nulla e adesso ci dobbiamo porre tutta una serie di domande scomode. Resto basito. Primo, perché la presidente dell’Agedo, se ha sentito la canzone, sta dicendo che un genitore, saputo di una relazione del figli ai limiti dell’abuso, debba prenderla come ulteriore indizio della sua omosessualità – invece di fermarsi ad ascoltare e capire insieme cos’è successo e cos’è il futuro. Ma, e ne ho già parlato, l’importante è che i figli non scomodino i genitori

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12 commenti

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12 risposte a “Povia ha messo il dito nella piaga?

  1. Fabia

    Avevo poca voglia di scrivere di più sul altro post, al riguardo di questo mio amico e ora lo faccio.
    Come ti ho detto lui si confidava, come altri omosessuali e come si fa’ tra amici e punto, quelli veri.
    Suo padre se ne era andato molto presto e mi disse anche che lui fu’ violentato verso l’ettà di 11 anni da un uomo; poi più tardi in un ospedale dove stava morendo suo padre, lo incontrò dopo anni di assenza e si parlarono; lui sapeva che suo padre stava morendo…..
    Per le amiche omosessuali, anche mi racontavano delle loro grandi difficoltà in famiglia e non tanto per il fatto di essere omosessuali, piu tosto come chiunque relazionali con uno dei due genitori o la mancanza o morte di uno dei due.
    Certi come ti ho detto hanno scoperto nel tempo di
    essere eterosessuali, altri ancora vivono la loro omosessualità tranquilamente.
    In Italia, come in certi stati, ti ho detto di avere notato comunque uno vecchio stampo di tanti secoli quanto a l’omosessualità e sono poco d’accordo col fatto che l’essere omosessuale sia che
    tu sia licenziato o insultato o offeso o subisca come altri vessazioni gratuite. Un’ altro conto è usare di questo nel senzo estremo per protestare per qualsiasi cosa, come essere diventato ethero e sposarti e fare figli, sia un” insulto” a loro e a la loro dignità. La’, per me, si gioca in po’ “sporco” e si confondono le acque !
    Quanto agli giornali ho smesso di essere stupita, basta vendere e scrivere dove tira meglio il vento !
    Ciao e scusa per la lunghezza.

  2. sudorepioggia

    Ciao Fabia. Grazie del tuo bel commento. Sono totalmente d’accordo che la discriminazione contro gli omosessuali, o chiunque altro, è disumana e va punita. Ovviamente, quando di discriminazione si tratta. Da quello che leggo e ho visto (anche nei cerchi), credo che ci siano tante forme di omosessualità. Porti la testimonianza, come nella canzone di Povia, di una violenza o di un abuso; di nuovo, un fenomeno triste e che esiste e, dai giri fatti su Internet, su cui il movimento gay non ci vuole sentire.
    Grazie ancora e a presto
    S&P

  3. Be’ credo che tu abbia ragione. Ti sarai accorto però anche che la “musica” sta anche un po’ cambiando. Ho letto articoli favorevoli, anche di omosessuali e mi sembra che sul fatto che sia una bella canzone ormai pochi hanno da ridire, forse solo i critici intellettuali che io proprio non sopporto.
    Ho apprezzato la delicatezza dell’esibizione di ieri sera e le parole di Bonolis che ne sono seguite.
    “la libertà di ognuno è la garanzia della libertà di tutti”. Spero che su questo i gay militanti riflettano.
    A presto.
    Fioridiarancio

  4. sudorepioggia

    Ti ringrazio fioridiarancio. E’vero il clima intorno alla canzone di Povia sta cambiando, ma purtroppo non l’intolleranza della solita parte. Speriamo.
    S&P

  5. Sono giorni che vorrei scrivere anch’io nel mio blog qualcosa su questa canzone e sulle critiche, favorevoli e non, che leggo in rete. Ma il tempo per riordinare le idee è sempre scarso così mi limito a commentare gli articoli e i post che trovo.
    Ma voglio agganciarmi al tuo blog per esporre un’idea, forse bizzarra, che mi sta balenando in questi giorni e che trovo difficile esporre altrove, dove pochi sanno cos’è Arkeon.
    Ho notato una strana similitudine tra Grillini e una certa dottoressa che ha fatto scoppiare il “caso Arkeon”. Per entrambi, basta dare un piccolo input per fargli muovere una crociata.
    A Grillini è sufficiente dire “vedi quella persona lì? E’ un omofobo”. Ed egli, senza stare a verificare la fondatezza della notizia, scatena una guerra contro questa persona. Analogalmente agisce la dottoressa quando le arriva notizia che questo o quel gruppo è una setta.
    Ora, trovo più che lecito che l’Arcigay di Grillini, così come tutte le altre associazioni di gay, si battano per far cessare l’intolleranza e la discriminazione che, purtroppo, ancora esiste nei loro confronti. Ma attaccare chiunque abbia un’idea non in linea con il loro pensiero, anche se per nulla discriminatoria (la canzone di Povia ne costituisce un esempio), non sa un po’ di caccia alle streghe?

  6. sudorepioggia

    Cara Sadal-melik, sono completamente d’accordo con te e penso che, appena posso, scriverò un post. Un gruppo di diritti umani (!) ha denunciato Povia alla magistratura perché gli impedissero di cantare e quant’altro. La mentalità, e i metodi, sono gli stessi: l’intolleranza, il rigirarsi le cose, il volere essere prime donne, ecc.. Non mi stupirei di trovarne altre. E l’alleanza Grillini-famigerata psicologa c’è stata contro Arkeon, nei fatti. Solo che nel caso Povia non si è riusciti ad imporre la censura. Mi domando seriamente se, al di là della tipologia, ci sia anche un odio comune contro un certo tipo di valori; sicuramente il fronte è contro la libertà delle persone.
    Ciao
    S&P
    PS: se hai tempo scrivilo il post

  7. Fabia

    Mi hai fatto venire voglia di agiungere qualcosa, dopo la tua risposta; riguarda la violenza. Fano anni che sento sulla violenza sempre lo stesso disegno, bambine, adolescenti, donne che hanno subito violenza, quasi questo fosse sempre subito da queste e vedo che i dimentica un fatto; parlare della violenza subita, che continua, purtroppo per i bambini e ragazzi (i maschi), che certa gente fa’ fatica a dichiarare questo datto di fatto. Come se si volesse sempre dimostrare che solo il feminile ne subisce e questo ho spesso trovato vergognoso.
    Quando violenza c’è non me ne puo’ fregare di meno del bisogno di certi di specificare il sesso e sottolinearlo. La violenza è e basta !

  8. sudorepioggia

    @ Fabia: la violenza contro bambine, adolescenti ed anche donne è un fatto tristissimo. Che purtroppo è stato preso in parte in mano da una lobby. E hai ragione delle violenze subite dai bambini si parla poco. Mi ha colpito infatti che quella parte della canzone di Povia sia stata completamente ignorata. Vediamo se si può rimediare.
    @ Sadal-melik: grazie!
    S&P

  9. Vedo troppe, troppe imprecisioni nell’articolo e nei commenti.
    Non discuto su due fatti, ovvero che mediaticamente la questione è stata mal gestita dall’Arcigay (di cui dichiaro fin d’ora faccio parte) sia il fatto che la canzone è orecchiabile, musicalmente molto ben fatta.
    Cosa vorrei dire, per cominciare?
    Credo che siate molto disinformati su quel che riguarda la questione dell’orientamento sessuale e delle possibili variazioni dello stesso nelle persone. Mi pare di capire che invece che parlare direttamente con le persone si è preferito giudicare su testi e fonti del sito nazionale Arcigay, che spesso non brillano per chiarezza e certamente perdono molto del significato se prese fuor di contesto.
    Una precisazione poi da fare riguarda il fatto che Grillini è presidente onorario di Arcigay, in quanto tale non rappresenta l’associazione in nessun modo, perché questa altro non è che una carica riconosciuta a chi è stato presidente.
    Il resto dell’articolo mi sembra poi pieno di frasi molto poco chiare come quella per cui l’Arcigay tende a considerare gay chiunque abbia anche solo per un istante pulsioni omosessuali. Questa è un’interpretazione che sembra essere addirittura faziosa, considerato che sono proprio i gay a voler rifiutare il più possibile la chiusura di una persona in categorie che non la rappresentano…

  10. sudorepioggia

    Emanuele, innanzittutto grazie del commento. Mi fa piacere confrontarmi con posizione diverse e dialogare: mi serve se non altro a mettere a fuoco quello che penso e, a volte, a cambiare idea.
    Vedo che usi il plurare nei miei confronti: non he hai ragione perché scrivo solo per me stesso.
    I testi e le dichiarazioni pubbliche – ma persino i blog- sono le cose che noi italiani leggiamo o sentiamo; non credo di averne interpretato erroneamete lo spirito. Sono certo che le opinioni dei singoli sono più sfumate ed interessanti, ma qui parliamo di discorso pubblico.
    Sapevo della carica sociale di Grillini, ma, siccome si atteggia a portavoce e tale è considerato, finché non lo si smentisce categoricamente, la mia impressione è che le differenze con l’Arcigay, se ci sono, non si percepiscano.
    Quali sono le frasi poco chiare? L’accenno alle pulsioni che durano un istante è enfatico, ma un secondo fa vedevo un blog in cui si sosteneva che il Luca della canzone non era in un’autentica relazione d’amore eterosessuale, ma era solo diventato un omosessuale dormiente (mentre mi concederai che dire che i gay sono eterosessuali velati ti sembri inaccettabile): questo è quello che passa, che un vissuto omosessuale è definitivo, anche perché nessuno ha detto il contrario. Sul sito dell’Arcigay ho trovato che si dice che l’orientamento sessuale è un continuum: allora perché lo scandalo di osservare un passaggio in questo continuo? perché accusare che si parla di malattia?
    L’ultima tua frase è interessante (“voler rifiutare il più possibile la chiusura di una persona in categorie che non la rappresentano”): in tutti questi giorni è la prima volta che la sento dire. Allora non disturba che la storia del protagonista della canzone di Povia possa essere vera? Possiamo brindare al fatto che, almeno lui, avrebbe trovato l’amore vero, anche se forse poco originale?
    Se siamo d’accordo su questo, credo che il resto siano quisquilie.
    Ciao
    S&P

  11. Allora possiamo brindare assieme e non badare alle quisquilie, purché tu abbia capito che né a me né all’Arcigay per ciò che ho capito in questi giorni interessa che Luca sia gay o etero o qualsiasi altra cosa.
    All’Arcigay è interessato il come è stato detto, e in particolare il fatto che questo passaggio viene fissato, come se il transito fosse avvenuto da una posizione sbagliata ad una giusta dove si fissa e mai più cambia. Questa è la parte che all’associazione è andata di traverso, perché cozza irrimediabilmente con il lavoro di anni in cui si è cercato di eliminare l’aut aut della scelta fra accettarsi etero o gay.
    Per l’Agedo invece la canzone ha fatto arrabbiare perché colpevolizza la famiglia in una maniera spregevole, non scientificamente dimostrata e vicina al paradosso.
    Non so te, ma se tu per anni lavori alla pulizia di un prato e poi il primo cretino che passa ne fa la sua discarica saresti infastidito, no? Beh, la sensazione di chi ha lanciato la protesta (e io ammetto, con meriti e colpe che ne conseguono, di essere fra questi) è stata di vedersi pestare i piedi in casa.
    L’Arcigay lavora buona parte del suo tempo per tenere il dibattito concentrato sui diritti e sulle discriminazioni, e poi basta una canzone per rispostarlo al livello di “esser gay è una condizione sballata, anomala, malata”.
    Se Povia voleva parlare della fluidità dell’orientamento sessuale, cosa in cui buona parte di noi crede, allora avrebbe dovuto essere meno confuso; l’opinione più diffusa è stata la mala fede, e non per vittimismo, ma perché a domande anche poste in modi e tempi consoni non si è voluto mai dare risposta…

  12. sudorepioggia

    @ Emanuele: grazie della riflessione. Non sono convinto che l’Arcigay ritenga che “il transito fosse avvenuto da una posizione sbagliata ad una giusta dove si fissa e mai più cambia” se è nella direzione da etero a gay sia ritenuto altrettanto problematico. Da come la pone la canzone, e condivido, il problema non è fissare o cambiare l’orientamento sessuale, ma trovare l’amore eterno.
    Per l’Agedo – partendo da quello che dici tu, che non è proprio quello che dice l’Agedo secondo me – avrai letto che è il gruppo con cui ce l’ho maggiormente. C’è un ampio ventaglio di idee sulle cause dell’omosessualità (come Povia mi sono documentato un po’) e in sostanza non si sa. Per alcuni la famiglia è molto importante; ognuno fa la sua riflessione su cosa sia più importante e cerca la sua verità (vedi Walter Siti per esempio). Credo che i genitori si debbano far carico della ricerca dei figli, e anche della loro rabbia (qiusta o meno). I genitori di quel Luca dovevano sentirsi in colpa della situazione del figlio? In colpa no, ma assumersi la responsabilità sì ed aiutare il figlio a capire sì. Responsabilità non dell’omosessualità, ma delle difficoltà del figlio, la cui soluzione nel caso della canzone è stato l’incontro dell’amore di una ragazza. Come dicevo, in questo campo, di scientificamente dimostrato c’è poco e forse sarà sempre così. Sul paradosso non mi pronuncio perché non ho capito.
    Vedi dove sbagli secondo me è nel dire “pestare i piedi in casa” perché il discorso sulla sessualità, compresa l’omosessualità, non può essere di competenza di qualcuno, un prato o qualcosa del genere. Questa è la società aperta che, a mio modo di vedere, sta dimostrando che non si trova con tanti approcci dell’Arcigay.
    Secondo me l’Arcigay – per quel poco che ne so – sta facendo una battaglia forse giusta, ma anche un po’carente su tanti aspetti e anche per creare una minoranza permanente piuttosto che lavorare per sorpassare la necessità di avere l’attivismo. La canzone non ha fatto quello che dici; leggi i commenti delle persone pro-Povia nei blog. Il messaggio gay=malattia non solo non c’era nella canzone, ma non è stato percepito da nessuno (se non da una parte dei gay). Invece i più hanno percepito una storia individuale di sofferenza fino al lieto fine ed una liberazione: anche l’amore eterosessuale è bello e felice. Di sentire che solo quello gay fosse bello si era stufata la gente, e questo dovrebbe essere argomento di riflessione per voi, secondo me.
    Io credo alla buona fede di Povia. Insomma, perché gli eterosessuali, me compreso, percepiscono la battaglia dell’Arcigay come una battaglia contro l’eterosessualità, e non una battaglia per l’omosesssualità?
    S&P

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