Le due anime del movimento gay

Ho accennato nell’altro post perché ritengo incredibile, prima che inaccettabile, il comportamento di Grillini. C’è un aspetto che trovo interessante del militantismo gay. Sempre più mi sembra che abbia due anime, con due obiettivi totalmente divergenti.

Alcuni omosessuali hanno deciso di prendere sul serio la “vulgata” omosessuale, ritengono di essere in grado di formare coppie e famiglie non meno solide, felice e fedeli di quelle eterosessuali. Non contestano l’idea che la società sia fondata sull’architrave della famiglia: affermano semplicemente che anche loro possono dar vita al nucleo fondante. Lanciano, in questo senso, una sfida che non può essere banalmente accontonata, che io personalmente penso che vada presa seriamente in considerazione.

Non so se se abbiano ragione, ma credo che vada trattata con rispetto la richiesta di essere messi alla prova. E’evidente che l’attacco furente ed intollerante alla Grillini non può venire da quella parte; chi si candida a fare una famiglia, a fare da padre e madre, legge la storia cantata da Povia in tutt’altra maniera. Evidentemente un ragazzo – o una ragazza – che, privato di una figura affettiva di riferimento, finisce nelle mani di una figura abustante, non può poi costruire un’identità sessuale e relazionale su quella base. Ritengo che chi passa da questo tipo di esperienza deve rimettere la palla al centro e chiedersi chi è e dove va la sua felicità.

Come si potrebbe ritenere credibile un genitore omosessuale che, davanti ad una storia del genere, non menasse o insultasse quella figura abusante ed aiutasse il figlio a rimettere insieme i pezzi della propria identità? Come si può prendere in considerazione un genitore che dicesse – come vorrebbe obbligare Grillini – “siccome sei stato con un uomo, allora sei gay”? E se la figura abusante fosse stata una donna, allora non era gay?

Ma l’altra anima del movimento gay, quella di Grillini, si fa scudo della posizione “innocente” di cui sopra, della posizione che passa sui media, che i giovani capiscono. Usano quel credito, quella disponibilità a credere che tante disfuzioni – che esistono a quel che so – delle relazioni omosessuali siano da imputare ad un ambiente ostile. Per esempio, non è mai stato chiarito quale sia la posizione di questa seconda anima su quello che è l’abuso omosessuale, su quale impegno si prende per proteggere le nuove generazioni, non tanto dalle minacce esterne al movimento gay, ma da chi ha interessi “giovanilistici”, diciamo così, all’interno del movimento gay stesso. Che impegno c’è a difesa delle coppie? Della fedeltà di coppia? A difesa dei bambini? Di tutte le famiglie?

Io credo che il movimento omosessuale debba scegliere. Non c’è nulla di male a vivere vite promiscue, ad essere contrari alla famiglia, persino ad essere contrari all’idea dell’amore di copia unico e definitivo. Ma se la si pensa così, non si possono avanzare le richieste di cui sopra. Il movimento omosessuale deve quindi, secondo me, separare le sue due anime.

Finché non lo fa non sarà possibile capire se una famiglia omosessuale solida e felice può essere un pilastro della società.

Il movimento gay ha due anime

Il movimento gay ha due anime

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2 commenti

Archiviato in Società

2 risposte a “Le due anime del movimento gay

  1. anch’io, come te, “sono contento di aver trovato questo post” 🙂 ho scritto un mesetto fa qualcosa che va nella stessa direzione, con minore precisione di quella che trovo qui. bene, direi che tornerà a leggerti volentieri 🙂

  2. sudorepioggia

    Ti ringrazio. Altrettanto.
    S&P

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