The Circle of Life

Tarda estateTornerò a casa dal lavoro con il buio. Non riesco neanche ad immaginare come sia. Eppure manca poco e sono trenta anni ed oltre che assisto ad un autunno. Come se una parte del mio sentire vivesse con un ciclio biologico annuale e non avesse mai impresso del tutto l’esperienza.

Sono in maglietta. Tra non molto ci saranno camice, poi maglioncini, poi maglioni. Giacche. Piumini. Piumini per andare in giro e piumini per dormire (in due, al caldo, che bello). Però il freddo in faccia non riesco a figurarmelo (ho messo la faccia in frigorifero, ma non si riesca a catturare l’esperienza dell’aria fredda che punge).

Sospetto che questa incapacità di ricordare possa avere una qualche base biologica. Come credo che la comprensione interiorizzata che siamo inseriti in un, anzi proprio nel, cerchio della vita non sia casuale, ma in parte venga con l’età.

Chi ci aveva pensato che anche io sarei diventato grande, poi un papà? E mio padre e mia madre dei nonni? E che c’è questa ruota inarrestabile in cui tutti siamo dentro? Certo che lo sapevo, ma non lo avvertivo. Ora, sì, ed è un po’spaventoso.

Sono anni che non si fanno cene di classe, di qualunque ordine e grado (a proposito, non sto seguendo il dibattitto sulla scuola. Però una proposta ce l’ho: perché non chiamare di nuovo le scuole elementari, medie e superiori visto che non c’è nessuna esigenza di marketing?). Se mi immagino, vedo tanti miei ex compagni con bambini, adulti. Nessuno me lo aveva detto! Pensavo che sarebbe successo, ma che il tempo prima sarebbe stato infinito.

Invece mi sto rassegnando all’idea che le cose che sembrano appartenere ad un remoto futuro prima o poi accadranno. Facendo finta che il tempo prima sia infinito, quando arrivano, ci si ritrova sbigottiti e ci si resta un po’male.

Non sono sicuro che tutto questo sia inevitabile. Ricordo che mio padre mi diceva di fare tante cose perché poi non avrei più potuto. Mi verrebbe da commentare che è così per tutti. Nel mio caso, però, mia madre pensava, al contrario, che le cose non stessero così, che questo limite non c’era. Non lo dico contro di lei, perché credo che questo atteggiamento giochi prima di tutto contro di lei. Mio padre mi parlava delle piccole cose (viaggi, studi, esperienze), ma io inizio a pensare sino alle grandi cose.

Non mi sento certo pronto ad insegnare ai figli le inevitabili tappe. Potrei sbagliare di grosso come pedagogo. Però mi sento pronto ad acccettare per me la consapevolezza che ci saranno tante tappe, speriamo belle, in cui io, proprio io, sarò presente. Per dirne una, un giorno incontrerò un mio amico e ci accorgeremo di essere vecchi. Se va tutto bene, succederà.

Questo porta, credo, a pensare la propria vita in maniera diversa, in qualche modo ad estendere il proprio sguardo.

Un tempo, in un mondo per tanti versi peggiore, tutto questo era palese. Almeno per come l’ho capito io. Si osservavava il tempo che passava attraverso le persone. Ho osservato anche questo nei cerchi di Arkeon, le generazioni, i nuovi, i piccoli che arrivano e gli anziani che invecchiano, e la crescente sensazione di essere in questo ciclo.

Con stupore iniziale ho scoperto che il gruppetto che odia Arkeon – odiava perché ormai credo ci sia rimasto poco o nulla di quell’esperienza – è decisamente contrario anche a questo modo di vedere la vita. Preferiscono, e se lo facessero senza mutare la loro opinione in odio sarebbe meglio, la cultura del tempo infinito.

Ma hanno torto. Apparteniamo tutti al Circle of Life.

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