Non tenterai il Signore Dio Tuo

Mio padre non va in Chiesa, ci è sempre andato poco, ma, tutto sommato, è sempre stato credente. Mia madre si è posta il problema, risolvendolo con l’andare in Chiesa per un certo periodo, ma non ho capito tuttora se ci creda o no (in Dio, prima che nella Chiesa, voglio dire). Di conseguenza, ho ricavato la mia educazione religiosa un po’di qua ed un po’di là. Le nonne mi hanno insegnato le preghierine, i nonni che in Chiesa comunque ci si va.

Sarei uno sciocco se non dicessi che è stato mio padre a darmi il senso della commozione davanti alle meraviglie del creato e anche un grande senso di rispetto per la religione. Mi ha risparmiato quella sciocca irridenza che è solo una perdita di tempo.

Però, indubbiamente, il catechismo non l’ho imparato in casa. Sono stato, e sono ancora, un entusiasta, con la conseguenza che, scoperto il cristianesimo, davo per scontato che quello dovesse essere anche il cardine del “secolo”. A stemperare questa fase, tra gli 8 e i 12 anni, ci hanno pensato sacerdoti e catechisti, convicendomi che se la fede doveva passare da loro, l’ateismo diventava sicuramente un’opzione attraente.

A quei catechisti non mancava solo la capacità di entusiasmare, ascoltare, accogliere, trasmettere un qualche fuoco ma anche quegli spunti intelligenti e di cuore che un adolescente, con il cervello a tremila ma tanto bisogno di accettazione, avrebbe colto al volo. Non che fossero cattive persone, non facevamo davvero l’uno per l’altro. Ricordo certe ore di riunione a far finta di cantare (nessuno cantava, ma bisognava provare) che allora come oggi era una frustrazione di ogni voglia e desiderio.

Raggio di soleNe è uscita una religiosità, sicuramente cattolica, più di cuore che di testa, a volte molto sincera, a volte un po’insofferente, a volte un po’incredula. Con questo bagaglio ho incontrato alcune persone che sono molto più religiose e fiduciose nella provvidenza di me. Mi sono sentito spesso, forse a ragione, inferiore rispetto a queste persone ed anche con un senso di “dovrei essere così anche io”.

Ho la vaga impressione che, se la vita mi andrà bene, alla fine resterà fondamentalmente la ricerca di Dio, quando tutto il resto è stato vissuto. Ma, allo stesso tempo, non riesco a pacificarmi che non si muove foglia che Dio non voglia. Mi sembra una scelta che ti porta, alla fine, ad una grande durezza di cuore o almeno indifferenza. Non riesco a pacificarmi neppure che scelgo e decido sulla base di manifestazioni “che Dio lo vuole”.

Oggi pensavo che c’è qualcosa di più e di sbagliato in quel ragionamento. Penso che chiedere a Dio di prendersi la responsabilità delle proprie scelte, di mostare cosa è giusto e cosa è sbagliato, di determinare tutto quello che accade è anche « Non tenterai il Signore Dio tuo » (Dt 6,16)

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